Quaderni della guerra e altri testi

di Marguerite Duras (Feltrinelli)

È stato sul traghetto da Sadec a Saï che ho incontrato Léo per prima volta. Rientravo alla pensione di Saigon e qualcuno, non ricordo più chi, mi aveva dato un passaggio sulla sua automobile insieme a Léo. Léo era indigeno ma vestiva alla francese, parlava perfettamente il francese e tornava da Parigi. Io non avevo ancora quindici anni, ero stata in Francia solo da bambina e trovavo che Léo fosse molto elegante. Aveva un grosso diamante al dito e il completo che portava era in tussor di seta grezza.

Nata nel 1914, Marguerite Duras ha vissuto in Vietnam fino a diciott’anni, e in Francia ha militato nella resistenza durante la II guerra mondiale. Grande narratrice, la sua opera letteraria è prevalentemente a sfondo autobiografico, e ripercorre soprattutto le esperienze della vita in estremo oriente e gli anni della guerra, dell’attivismo politico e della militanza antifascista. La sua scrittura, sia pure nitida e realista tanto da rendere con estrema precisione ogni minimo dettaglio, trasmette una forte carica emozionale ed un’intensa, costante sensualità. Marguerite Duras è stata anche sceneggiatrice e regista.

I Quaderni della guerra costituiscono la parte più sorprendente degli archivi della grande scrittrice francese. A lungo custoditi nei famosi armadi blu della casa di Neauphle-le-Château, la loro leggendaria esistenza non era del tutto certa, rappresentano senza dubbio una testimonianza del suo lavoro e della sua tecnica narrativa, oltre che un importante documento autobiografico.

Con la sua grafia sottile, la scrittrice ha colmato i quattro quaderni di note, racconti, appunti, impressioni, realizzando non un semplice diario (al contrario, non vi è nulla di diaristico in questi testi), ma il vero e proprio progetto di quelle che diverranno in seguito le sue maggiori opere letterarie. Nei racconti dell’adolescenza trascorsa in oriente traspare l’atmosfera forte, aggressiva e vagamente ambigua de L’amante della Cina del Nord, dove la figura della protagonista assume un fascino quasi equivoco sia nel proprio comportamento solitario e non convenzionale, sia nella relazione con Leo, dal quale è attratta solo in virtù della ricchezza di lui, sia nel complesso rapporto con la madre e i fratelli, dove la violenza subita non le appare illecita, ma assurdamente ovvia.
Ed è forse per effetto di questa stessa violenza che, nei Quaderni, la militante Theodora (il cui nome si muterà in Therese alla pubblicazione), quasi a voler rendere giustizia verso sè stessa, si accanisce con raro sadismo femminile nel pubblico interrogatorio di una spia della Gestapo, convinta di aver finalmente trovato in sè quella cattiveria di cui era sempre stata conscia.

La forza della scrittura di Marguerite Duras è quella di narrare e descrivere situazioni in cui l’intricato meccanismo psicologico rasenta talvolta una sottile ed elegante perversione con un’estrema naturalezza, tanto da sdrammatizzarne gli aspetti più oscuri, mantenendo intatta la potenza dell’emozione. Questa capacità appare particolarmente chiara nelle pagine in cui si delinea quello che sarà, a mio parere, uno dei capolavori della scrittrice, il romanzo breve ed autobiografico Il dolore, in cui ella, con un alternarsi di visioni allucinanti e realtà quotidiana, vive l’insopportabile e soffocante angoscia dell’attesa che il marito Robert Antelme ritorni da Dachau.

Il senso di oppressione di questa attesa priva di speranza è fortissimo, le immagini di morte evocate dall’io narrante appaiono crude e spaventose. So tutto quello che si può sapere quando non si sa niente, ella scrive, e il suo non sapere si materializza nelle orrende immagini svelate durante la liberazione dei campi di sterminio: le fosse enormi, colme di corpi ridotti a scheletri e bruciati, dove forse, nello stesso istante in cui ella vive, scrive e pensa, lui giace immobile, mentre la vita lo sta abbandonando.

Questo straziante pensiero del proprio uomo morto e dimenticato tra i milioni di morti e dimenticati sembra equilibrare la strana relazione che la scrittrice vive nel contempo con D., dal quale poi, nel racconto ultimato, affermerà di volere un figlio. Anonimo e presente al contempo, D. assiste Marguerite più da amico e “compagno” politico del marito che da amante di lei, partecipando alle estenuanti giornate di attesa dell’arrivo del treno, e successivamente, al lento miracolo della rinascita di Robert Antelme finalmente ritornato sì, vivo, ma di una vita ridotta ad un sottilissimo e fragile filo.

Un preludio, questo dei Quaderni della guerra, dell’opera di una delle più grandi scrittrici del Novecento.

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3 responses to “Quaderni della guerra e altri testi

  1. Ho appena comprato questo libro, che non ho ancora letto e mi ha fatto piacere leggere la tua presentazione, Giulia.

  2. Ciao,tra i tanti libri che ho letto sulla guerra, sia la prima grande guerra che la seconda, ce n’è uno che mi è rimasto impresso per come raccontava la vita durante il periodo della guerra, s’intitola “Il sentiero dei nidi di ragno”. Se non l’hai letto fallo merita davvero moltissimo ed è il romanzo d’esordio di un grande scrittore: Italo Calvino.Spero di riuscire a passare presto a trovarti.BuonanotteLulù

  3. Se passi sul mio blog c’e’ un premio che ti aspetta…spero ti piaccia!Lulù