Il processo di Shamgorod

di Elie Wiesel
(Giuntina)

Mendel:
“Che miseria, comunque! In tutta la creazione, di regno in regno, di nazione in nazione, non c’è nessuno per giustificare le vie di Dio? Nessuno per spiegare la sua parola? Nessuno per amarlo malgrado tutto, e amarlo abbastanza per perorare la sua causa? Nell’immensità dell’universo non c’è dunque nessuno per schierarsi dalla sua parte? Nessuno?

(Sam si alza. Respira profondamente e fa un passo in avanti)

Sam:
“Sì… Io!

Mendel:
“E tu chi sei? Da dove vieni? Che vuoi?

Sam (ridendo):
“Sono colui che cercate
“.

Mendel (con voce rauca): “L’udienza è ripresa“.

Credo che i miei lettori conoscano Elie Wiesel a sufficienza perchè non ripeta la sua storia, e perchè si siano resi conto, leggendolo, di quale geniale scrittore egli sia. Sopravvissuto ad Auschwitz, dove perse tutta la famiglia, la sua maestria letteraria si manifesta proprio in seguito a questa scioccante esperienza, che racconterà nel celebre romanzo autobiografico La Notte.

In seguito, egli ha scritto romanzi, saggi, racconti, approfondendo spesso argomenti e studi legati alla cultura ebraica e alle Sacre Scritture. Insignito del Premio Nobel per la pace per il suo impegno nella difesa dei diritti dell’uomo, credo meriti senza dubbio anche quello per la letteratura. I suoi scritti, per quanto il contesto possa essere drammatico o complesso, possiedono sempre un’eccezionale potenza narrativa, un intreccio trascinante dove si alternano e si equilibrano perfettamente la forza d’attrazione del thriller, la precisione del saggio storico e filosofico, e la chiarezza espressiva del grande romanzo.

In questa straordinaria piece teatrale, purtroppo l’unica che Elie Wiesel abbia scritto, l’improvvisato processo, messo in scena con grottesca drammaticità dai tre attori itineranti protagonisti dell’opera, ha come intento quello di condannare, o di assolvere, un imputato silenzioso, invisibile e innominabile: quel Dio ai cui precetti il popolo ebraico non verrebbe mai meno, sebbene sembri che questa condizione di “popolo eletto” altro non provochi se non morte e persecuzioni.

Giunti nel piccolo paese esteuropeo di Shamgorod, proprio nel periodo in cui i cosacchi di Bogdan Chmel’nickij stanno devastando e sterminando le comunità ebraiche lasciando rari, disperati e abbandonati superstiti, tre attori girovaghi, guidati dall’ascetico Mendel, che scopriremo essere lui stesso un “unico sopravvissuto”, ignari del pogrom recentemente avvenuto nel villaggio, entrano in una locanda convinti, essendo la sera di Purim, di poter allestire il tradizionale spettacolo.

Ma il taverniere Berish che li accoglie con la cameriera Maria, è l’unico sopravvissuto al violento pogrom insieme alla giovane figlia Hanna, resa pazza e delirante dall’esperienza subita, e tra i cinque personaggi, nel contempo avvisati inutilmente dal Pope ortodosso dell’imminenza di un altro attacco, si delinea il desiderio di avviare non uno spettacolo, ma un vero e proprio processo a Dio, perchè finalmente risponda e renda conto della sorte avversa che da sempre si abbatte sui suoi prescelti.

Diversamente dal Processo a Dio firmato dal giovane drammaturgo Stefano Massini ed ambientato nel campo di concentramento di Lublino-Maidanek, nella taverna di Berish nessuno è disposto a prendere le difese di un imputato così importante e supremo, ma anche temibile perchè imprevedibile e vendicativo. Con il tono di farsa tragica caratteristico del Purimspiel, ognuno adduce ragioni più o meno personali e valide per non assumersi l’estrema responsabilità di difendere le incomprensibili gesta di Dio o, peggio ancora, la sua indifferenza e totale permessività nel gioco assurdo tra vittime e carnefici.

Poi, improvvisamente, dal nulla, nella forte e crescente tensione generata dai ricordi del recente massacro, appare un difensore “volontario”: l’affascinante e misterioso Sam. Non si presenta, e di lui si sa solo che è stato amante di Maria, forse sedotto o forse seduttore, ma, senza indugio, sa prendere le difese di Dio con forza e convinzione, contrastando la rabbia vendicativa di Berish, e declamando l’incontestabilità della grandezza del Creatore: nessuno ha il diritto di criticarLo e di incolparLo, nessuno ha il potere di citarLo in causa, di sentirsi sufficientemente importante da criticarne le Sue azioni o inazioni. Nei confronti di Dio, l’uomo ha l’unico dovere di renderGli grazie senza chiedersi mai la ragione delle Sue scelte.

Chi può essere un uomo capace di una fede così elevata e incrollabile? Ognuno dei presenti cerca la risposta più adatta: è un saggio, uno Zaddik, un maestro, uno studioso, un mistico, un profeta…?

L’inquietante e drammatico processo, che Elie Wiesel ha scritto ricordando un evento simile avvenuto realmente nel suo periodo di deportazione, si chiude con un colpo di scena terrificante: la rivelazione dell’identità di Sam, a cui segue, come stabilito da un accordo, il frastuono che annuncia il nuovo assalto.

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