Trauma

di Patrick Mc Grath
(Bompiani)

Come ormai avete compreso, sono uno psichiatra. Ho scelto questa professione a causa di mia madre, e non sono l’unico. Sono le madri che hanno spinto la maggior parte di noi verso la psichiatria: di solito, perché le abbiamo deluse.

Patrick McGrath è uno scrittore inglese di quel genere che viene definito gothic fiction. Nato a Londra, trascorre gran parte dell’infanzia nel manicomio criminale di Broadmoor, dove il padre lavora come psichiatra. Dapprima, cercando di assecondarne i desideri, intraprende egli stesso la strada della psichiatria, ma dopo pochi anni sceglie quella della scrittura. Una scelta che si rivela effettivamente vincente, considerando che i suoi romanzi, quasi sempre best sellers, nei quali la fiction si fonde all’esperienza psichiatrica, vengono spesso trasformati in films da grandi registi come David Cronenberg (Spider), John Paul Davidson (The Grotesque) e David MacKenzie (Asylum, noto in italia come Follia). Con il romanzo Martha Peake, Patrick McGrath ha vinto in Italia il Premio Flaiano. Non so se vi sia accaduto di incontrarlo in occasione di una conferenza o di una presentazione: è simpatico, ironico, sottilmente intellettuale, e non sembrerebbe essere l’autore di storie così drammatiche.

Al pari del celebre Follia, anche il recente Trauma ha ottenuto un grande successo, e potrebbe divenire un film altrettanto interessante. L’intreccio è complicato e labirintico, e i colpi di scena sono improvvisi e travolgenti, con l’immancabile sfondo di elementi psichiatrici che, inevitabilmente, attrarranno i lettori più curiosi e, a mio parere, causeranno tanto la simpatia quanto la diffidenza nei confronti dei professionisti di questa controversa disciplina medica.

Impossibile infatti che, a lettura terminata, non siamo divenuti amici di Charlie Weir, io narrante del romanzo, psichiatra non particolarmente brillante nè convinto del proprio lavoro e poco fortunato in amore, anche a causa del continuo fondersi e confondersi tra le due dimensioni. Figlio di un padre “perdente” e spesso ubriaco e di una madre scrittrice tardiva, depressa e violenta che predilige palesemente il primogenito Walter, artista e avventuriero, Charlie vive, e sopravvive, come può nella New York degli Stati Uniti post Vietnam, dove, sullo sfondo si innalzano, splendide, le Twin Towers non ancora ultimate.

Consapevole del carismatico successo del fratello, e perseguitato da un incubo in cui vede la madre puntargli contro un’arma, Charlie esercita la professione di psichiatra nel quasi impossibile intento di rimediare, in qualche modo, alla devastazione subita da un gruppo di giovani reduci dalla guerra vietnamita, tra i quali il più irrecuperabile è Danny, la cui sorella Agnes diverrà moglie di Charlie.

A questo punto, il perverso meccanismo che vieta a ragione, professione e sentimento di interagire e convivere, segna il destino di Charlie. Tormentato dalle allucinazioni dell’inferno vietnamita, dove pare sia giunto al limite del cannibalismo, Danny si chiude nella sua stanza e si toglie la vita, e sarà Charlie a scoprirne il cadavere, che diverrà a sua volta, per lui, un’allucinazione, dando inizio al suo declino.

Separatosi dalla moglie, che lo incolpa della morte di Danny, subisce il tentato suicidio di un altro paziente, ha una breve storia con Nora Chiara, ragazza misteriosa, conturbante e afflitta da incubi notturni, che si rivelerà essere l’amante anche del fratello Walter, riallaccia una relazione sessuale con la moglie, ma non riesce a convincerla ad una riconciliazione, nonostante l’affetto per la figlia Cassie e la morte del secondo marito.

Dopo tutte queste avversità, a Charlie non resta altro che lasciare New York, e cercare la pace in una piccola città persa tra neve e montagne, dove sorgono le rovine di un hotel in cui egli era stato molti anni prima, ancora bambino, di cui ha un ricordo confuso, divenuto per lui una sorta di ossessione. Quando il romanzo ha ormai assunte le tinte forti di un thriller, con l’inattesa ricomparsa in scena di padre e fratello, il sorprendente colpo di scena finale riporterà alla luce, tanto ai letteri quanto a Charlie stesso, il trauma che la sua memoria aveva tentato di occultare per tutti questi anni.

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