La vita fa rima con la morte

di Amos Oz (Feltrinelli)

Oppure, ci sono cose che noi non sappiamo di te? Come mai uno scrittore, un artista, lavora per tutta la vita come ragioniere? In sostanza, lo fai soltanto per guadagnarti il pane? E, dì un po’, fare un mestiere del genere non ti annienta l’ispirazione? Non è che hai un’altra vita, che val meglio passare sotto silenzio? Chissà che questa sera non sia la volta buona che ce ne dai almeno qualche indizio… E magari vorrai spiegarci, per favore, in breve e con parole tue, che cosa esattamente volevi dire nel tuo ultimo libro?

In una sera d’estate, un famoso scrittore, di cui non conosciamo nulla se non quei dettagli resi noti dalla mondanità, viene invitato ad una serata letteraria in un centro culturale di Tel Aviv.

La sua è una storia di poche ore, confinata tra i momenti che precedono l’incontro con il pubblico fino alla breve notte che ne farà seguito, un tempo rapido e sfuggente, scandito dal ritmo intenso della città, dal calore dell’estate, dagli incontri casuali e dalle voci indistinte e confuse che essi generano.

Vagando per le strade, lo scrittore segue lo svolgersi delle scene attorno a sè con distacco, come uno spettatore che osservi con occhi critici e indagatori uno spettacolo di teatro. Cattura gesti apparentemente insignificanti, capta voci sussurrate o a volte solo pensate, raccoglie sguardi di tristezza, di angoscia, di paura, di entusiasmo, di dolcezza, di follia…

E, lentamente, queste immagini oniriche e latenti, rubate alla realtà del tempo nel suo scorrere quotidiano, prendono vita e si trasformano in storie, in strani intrecci della vita, struggenti o ambigui, carichi di nostalgia o di rabbia. Un adolescente che sogna d’essere poeta, una provocante cameriera tradita da un calciatore, un filosofo disoccupato con un’arrogante madre paralitica, due uomini dall’aria cospiratoria, un gaudente imprenditore ridotto in fin di vita dalla malattia, una golosa vedova appassionata di cultura, un rigoroso esperto di letteratura, una lettrice ingenua e romantica, l’instancabile direttore del centro culturale…

Tutti questi personaggi, veri e immaginari al contempo, incatenati ai versi del novantenne poeta Zofonia Beit Halachimi, “La vita fa rima con la morte“, si incontrano, si lasciano, si ritrovano, e, sotto gli occhi dello scrittore, acquistano vita propria, miracolosamente capaci di muoversi, di agire, di pensare autonomamente…

“Come la moglie di Lot, per scrivere sei costretto a guardare indietro. E con ciò il tuo sguardo trasforma te e loro in statue di sale”. E così, guardandosi indietro, lo scrittore assiste alla vita e alla morte delle proprie creature, le sente accanto a sè, la sua stessa esistenza si confonde con la loro.

Un racconto insolito, fantastico e inquietante, con il quale Amos Oz vuole forse farci capire che da ogni più piccolo particolare, da ogni gesto e da ogni parola, nasce, se vogliamo, una grande storia.

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