Jezabel

di Irene Nemirovsky (Adelphi)

Così, come si dimenticano gli attori quando lo spettacolo è finito, nessuno pensava più a Gladys Eysenach. Aveva recitato la sua parte, ed era stata, tutto sommato, una parte banale. Un delitto passionale… Una pena non troppo severa… Che ne sarebbe stato di lei? Nessuno si preoccupava più del suo futuro, nè del suo passato.

“Mia madre Jezabel mi si è innanzi mostrata…” Così, con le parole dell’Athalie di Racine, Bernard Martin descrive Gladys Eysenach, la protagonista di questo sconvolgente romanzo, ignorando che proprio dalle mani di lei egli perderà la vita.

Una comparazione terribile ma perfetta, quella di Gladys con Jezabel, la madre della regina apostata e sacrilega Athalie che, per imporre il culto di Baal e vendicare la morte del figlio, ordina la distruzione della stirpe di Davide. Nella grande opera del drammaturgo francese, Jezabel, o meglio la sua ombra, apparsa ad Athalie in un sogno premonitore, è bella e seducente, ma la sua è una bellezza artefatta e innaturale, elaborata diabolicamente per contrastare gli effetti del tempo.

Ugualmente a Jezabel, anche Gladys Burnera, vedova Eysenach, appare quasi immune dal tocco del tempo: ha 60 anni ma ne dimostra 30, il volto, la figura, le movenze hanno mantenuto la dolce sensualità della gioventù, e il suo ingresso nella gabbia degli imputati al processo per l’omicidio del ventenne Bernard Martin, suscita ammirazione, invidia e desiderio.

Ma la sua è una storia atroce, la sua bellezza e la sua sensualità travolgenti non sono altro se non il vacuo riflesso di uno spirito disumano e folle, tormentato dalle sue stesse fobie, che Irene Nemirovsky, già presente in queste mie pagine, dipinge con quella grandezza di scrittura che le è propria e con una fredda e spietata introspezione dell’animo femminile nella sua più diabolica alchimia.

Così come aveva ritratta la maniacale e grottesca bramosia di ricchezza di David Golder nell’omonimo romanzo, con la stessa lucidità la grande scrittrice ripercorre tutta la vita di Gladys, condannata a 5 anni di carcere per un omicidio a prima vista passionale, scoprendo non solo il tragico e spaventoso movente del delitto, ma un’intera esistenza dominata da una sorta di incontrollabile pazzia.

Resasi conto, ancora giovanissima, del proprio fascino e dell’effetto che esso causa sugli uomini, Gladys, dotata di una rara bellezza, fresca e intatta nonostante l’avanzare degli anni, diverrà schiava di essa giungendo a rendere l’unico senso della sua esistenza quello di sedurre e incantare, affascinando gli uomini e provocando l’invidia delle donne. Dominata da questa forza oscura e da un incontrollabile terrore di invecchiare, Gladys, dopo la morte del secondo marito Richard Eysenach, vive eternamente in viaggio, impegnata in avventure galanti, cene, feste, balli che perdurano fino all’alba, smaniosa solo d’essere corteggiata e ammirata.

Intrappolata un gioco degli specchi dal quale non uscirà mai, Gladys perderà la figlia, che lascerà morire di parto pur di non rendere nota la sua vera età, rinuncerà ad ogni legame affettivo a favore di un’interminabile serie di avventure al limite della perversione, e quando infine, rimasta sola, si renderà conto d’essere amata a causa della sua ricchezza, la verità che si troverà costretta ad affrontare le sarà tanto insopportabile da trasformarla in un’omicida.

Finisce così la brillante e gaudente vita di Gladys, con questo delitto forse inevitabile e con la sua condanna, non tanto ai pochi anni di carcere, ma al silenzio dell’oblio.
Un capolavoro, come tutte le opere di Irene Nemirowsky

Nata Kiev e nota soprattutto per il romanzo Suite francese, presente su questo sito, Irene Nemirovsky morirà ad Auschwitz nel 1942 all’età di 39 anni.

Advertisements

One response to “Jezabel

  1. Ciao,non mi ricordo se ti avevo avvisata, comunque te lo dico a costo di ripetermi!! Ti ho fatto un piccolo regalo sul mio blog. Passa a trovarmi.Continua così il blog è davvero bellissimo!!A prestoLulù