Viaggio sentimentale

di Francois Fejto
(Sellerio)

Conto in me diverse anime, ungherese, croata, francese, tedesca. Detesto la superstizione che limita l’uomo a un’identità unica.

Scomparso in questi giorni, François Fejtö aveva 98 anni ed era nato nel 1909 in Ungheria, a Nagykanizsa, da una famiglia di origine ebraica. Incarcerato due volte dal regime di Horthy, fuggì in Francia, e combattè nella resistenza. Nel 1955 ottenne la cittadinanza francese.

Conosciuto in particolare per la sua Histoire des démocracies populair (1969) è considerato inoltre uno dei maggiori storici dell’impero austro-ungarico, sul quale ha scritto opere di grande successo, tra le quali, pubblicate in Italia, ricordiamo Requiem per un impero defunto (1990), Fine delle democrazie popolari. L’Europa orientale dopo la rivoluzione del 1989 (1990), Dio e il suo ebreo (2000), l’intervista Il passeggero del secolo (con Maurizio Serra, 2001) e Dio, l’uomo e il diavolo. Meditazioni sul male della storia (2007).

Nato in una famiglia della borghesia ungherese, in cui era d’obbligo tanto parlare tedesco quanto conoscere il francese e il latino, questo viaggiatore dell’anima e della cultura aveva cinque anni nel momento in cui l’omicidio di Francesco Ferdinando a Sarajevo segnò il corso della storia, oltre che della sua vita.

La sua maggiore opera, Storia delle democrazie popolari, ritratto complesso e rivelatore del regime comunista, pubblicata in Italia nel 1977, non venne mai accettata dal filosofo Sartre, che si rifiutò di leggerla per contrarietà alla posizione politica dell’autore. Il quale giurò a sè stesso che non sarebbe mai rientrato in Ungheria prima di vederla liberata, e così attese, fino al 1989, anno dei funerali di stato di Nagy.

Viaggio sentimentale, pubblicato in Italia nel 2003, possiede il ritmo narrativo del romanzo, e la profondità di contenuti del saggio storico, rivelando la grandezza dell’autore, esperto conoscitore della storia ma anche brillante intellettuale e letterato che, tra le righe dell’opera, sa lasciar trasparire il suo spirito poliedrico e inclassificabile, quella sua anima “ungherese, croata, francese, tedesca”.

Anche il titolo non poteva essere più adatto: il viaggio, o meglio, il continuo succedersi e sovrapporsi di viaggi all’interno del racconto, si svolge nei primi anni Trenta, attraverso quei luoghi che appartennero all’Impero austro-ungarico, alla ricerca di ricordi e di amici disseminati in quella vasta regione estesa dall’Adriatico a Budapest, con il desiderio di poter rivivere le sensazioni e le emozioni ad essi legate.

Con un andamento quasi musicale, il libro ripercorre i momenti dell’infanzia, prima e dopo la Prima guerra mondiale, ricostruisce i ritratti di famiglia, racconta l’esperienza di un viaggio in Dalmazia e ripropone le interviste ai personaggi della politica e della letteratura croata.

Lo sfondo è il dipinto, malinconico e splendido, di un mondo distrutto e annientato per due volte: la cultura cosmopolita ed eterogenea dell’Impero Austroungarico, frantumato dalla Prima guerra mondiale, e i suoi frammenti, dispersi pochi anni dopo dal regime di Hitler.

In questa cornice drammatica e straordinaria, appare, indirettamente ma con chiarezza, il ritratto stesso dell’autore, attento osservatore e fedele testimone, instancabile “passeggero del secolo”, la cui straordinaria esperienza intellettuale e personale è stata resa possibile anche dall’imprevedibile corso della storia.

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One response to “Viaggio sentimentale

  1. Molto interessante… Giulia