Principesse

di Eduard
Von Keiserling

(Adelphi)

Britta reggeva una grande ghirlanda di fiori di campo, splendente di tutti i colori dei ranuncoli, delle saponarie, delle orchidee di palude e delle scabiose. Si udì il rumore degli zoccoli, e apparve il carro funebre, tirato da due pariglie di cavalli. La bara era coperta da un drappo nero bordato d’argento e sul drappo erano deposti rami di palma e grandi corone di rose bianche. Quando il carro passò lentamente lungo il limitare del bosco, le due donne si fecero avanti, e Britta posò la sua ghirlanda sulla bara. Poi Britta si sedette sul ciglio della strada, si coprì il viso con le mani e pianse. La principessa, sempre in piedi, immobile, seguì con lo sguardo il carro che a poco a poco si allontanava, avvolto dallo sfavillio biondo di una leggera nube di polvere, e diventava sempre più piccolo, con la sua bara ricoperta di nero, le sue corone bianche e, in mezzo, la ghirlanda di Britta, allegra nello splendore dei suoi colori, come uno squillante riso giovanile.

Il malinconico romanzo Principesse, scritto da Eduard von Keyserling un anno prima della morte, ritrae con maestria ed eleganza la nobiltà tedesca del primo Novecento, ormai inesorabilmente soffocata dall’oblio della decandenza dovuta all’incedere di una certa modernità ed emancipazione, ma ancora ricca di colore, di fascino, e di una sua aristocratica eccentricità.

Figlie della principessa Adelheid, vedova Neuestatt Birkenstein, ritiratasi in una tenuta agreste dove non mancano problemi pratici ed economici, le tre sorelle Roxane, Eleonore e Marie si ritrovano, insieme alla madre, impegnate nella lotta metafisica imposta dalla società di cui fanno parte, dove l’obbligo della forma deve superare lo slancio emotivo e intellettuale

Oppressa da un tenore di vita ormai troppo elevato da mantenere, Adelheid, silenziosamente innamorata del romantico e cavalleresco conte Von Streith, che a sua volta le riserva le quasi casuali attenzioni di un corteggiatore elegante e rispettoso, deve pensare al futuro delle figlie, e offrire loro un matrimonio, se non felice, almeno sicuro.

Ma, tra ricevimenti e passeggiate, la felicità non toccherà nessuno dei protagonisti, sfiorandoli se mai solo per pochi istanti di illusione: ne Roxane, trasferitasi a San Pietroburgo in sposa ad un nobile russo, nè Eleonore, promessa ad un cugino che la tradirà ancor prima di averla in moglie, nè la giovane Marie, che, unica a manifestare una vaga ribellione e uno struggente desiderio di libertà, vivrà pochi e tormentati istanti di passione con il giovane tenente Felix, per poi scoprirlo amante dell’amica Hilda.

Questo destino drammatico e ingiusto sembra rivolgersi particolarmente contro le figure più romantiche e passionali del romanzo, e infatti non risparmierà neanche il conte Streith, la cui complessa personalità di poeta e cavaliere farà sì che, in età più che matura, provi un’inatteso sentimento per la giovanissima Britta, affascinato dalla dolcezza agreste e selvaggia di lei fino a chiederla in sposa, per poi ammalarsi gravemente poco tempo dopo.

Dopo tutto la vita è sempre un errore, sarebbe necessario poterne correggere le bozze come fosse un romanzo, così Adelheid dirà al letto di Streith, poche ore prima della sua morte.

Nato nel 1855 nell’attuale Lettonia in una famiglia dalle antiche e nobili origini baltico-tedesche, cugino del filosofo Hermann Keyserling, Eduard Graf von Keyserling, scrittore e drammaturgo visse per lungo tempo a Monaco di Baviera, dove ebbe modo di relazionarsi con l’ambiente intellettuale cittadino, dai personaggi più bohèmien, come Frank Wedekind, a quelli più “ufficiali”, tra cui Rainer Maria Rilke. Grazie ai suoi “Racconti del Castello“, pubblicati dall’editore tedesco Samuel Fisher, divenne uno dei principali esponenti dell’Impressionismo tedesco.

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