Austerlitz

di W.G. Sebald (Adelphi)

Dopo poco, Agata mi pregò di lasciarla. Al momento dell’addio mi abbracciò e mi disse: Laggiù c’è il parco Stromovka. Andresti qualche volta a fare una passeggiata per me? Un luogo così bello, che mi è sempre stato tanto caro. Magari, se guardi nell’acqua scura degli stagni, chissà che in una bella giornata tu non veda il mio volto.
Ecco, e poi disse Vera, ho ripreso la via di casa. Mi ci vollero più di due ore per tornare nella Sporkova. Cercavo di figurarmi dove si trovasse Agata, se era ancora in attesa davanti al portone d’ingresso o già dentro nel palazzo della fiera. Come fossero andate realmente le cose, lo venni a sapere solo alcuni anni più tardi, da un sopravvissuto.

Winfried Georg Sebald, scomparso 7 anni fa in un incidente d’auto, è considerato l’unico autore contemporaneo degno di rilievo nella letteratura tedesca successiva a Thomas Bernard, del quale possiede quella musicalità ininterrotta, continua, quasi ossessiva che, a differenza di Bernard, non si traduce mai completamente in pura follia, ma rimane sempre in equilibrio sul margine estremo di essa.

In questo libro, classificabile con pochi altri tra i più grandi degli ultimi decenni, apprezzato forse più in America che in Germania a causa di un andamento malinconico, nomade e nostalgico, che sembra riunire in sè le atmosfere di Proust, Chatwin e Kafka, l’io narrante procede con passo speculare a ritrarre il protagonista, che talvolta diviene compagno di incontro e di viaggio.

Ma chi è, in realtà, Jacques Austerlitz, questo intellettuale eccentrico e coltissimo, biondo come Siegfried ma simile a Wittgenstein nello sguardo, eroe solitario e nomade sempre impegnato in un contemplativo viaggio tra le spettrali e imponenti architetture di fine Ottocento? Gli anni scorrono, ed egli persevera nel suo angoscioso viaggiare, con un vecchio zaino da montagna, osservando la gotica bellezza di stazioni ferroviarie e caserme, di tribunali e fortezze trasformate nel passato in carceri. Poi, all’improvviso, conscio di quel vuoto in cui la memoria della sua infanzia si perde, con la stessa perseveranza che lo porta a peregrinare cercando edifici e costruzioni, inizia la difficile e dolorosa ricerca delle proprie tracce.

In un percorso che diviene ora sogno ora incubo, dal quale emergono figure note o misteriose appartenenti al passato, tra oggetti, strade e fotografie, ecco che, passo dopo passo, da Praga, a Theresienstdatd, a Londra a Parigi, il passato di Jacques Austerlitz lentamente si delinea, in tutta la sua semplice e spaventosa verità: egli scoprirà di essere giunto a Londra durante la guerra, a bordo di un treno carico di bambini che partivano per l’Inghilterra, mentre i genitori venivano deportati nei campi di sterminio.

Narrata con la tecnica incomparabile di Sebald, la storia del professore di storia dell’architettura procede, inarrestabile come un flusso di marea, lasciando il protagonista, così come il lettore, a contemplare la rovina del mondo, e, forse, anche la propria. Un capolavoro.

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2 responses to “Austerlitz

  1. Avevo già voglia di leggerlo. Ora ne ho ancora di più.Alessandra

  2. Ho letto altro di questo autore e ho comprato da poco Austerlitz… Era in programmia di leggerlo, perchè Sebald mi piace molto. Guulia