Libro delle metamorfosi e delle migrazioni nelle regioni del giorno e della notte

di Adonis (Mondadori)

Nel mio libro disegnai i tuoi occhi
nella mia gioventù portai la tua eredità
nei campi fertili e sui passi di Qasyun
Tu, donna del fango e del peccato
tu tentazione illuminante
città che si chiamò Damasco…

Ali Ahmad Said Esber, che avete già incontrato su queste mie pagine, nato in Siria nel 1930 e noto con il nome d’arte di Adonis, è considerato uno dei maggiori poeti contemporanei, e indubbiamente tra i più grandi in lingua araba. Questa raccolta di versi, liriche e brevi poemi, scritta nei primi anni Sessanta, dal misterioso nome di Libro delle metamorfosi, rappresenta una delle opere principali e più significative del suo percorso letterario.

Anche attraverso il velo della traduzione, il ritmo della poesia di Adonis incanta e cattura fin dalla prima riga, simili a musica le sue parole avvolgono e coinvolgono i lettori introducendoli in un mondo magico, ignoto e talvolta spaventoso, ricco di aromi e colori, di paesaggi ora limpidi ora inquietanti, di momenti in cui la sensualità e la tensione, la passione e la guerra si alternano.

Nelle sue “metamorfosi” risplendono i simboli della cultura islamica e della storia araba, di cui è grande conoscitore e studioso, figure mitiche e leggendarie come il “Falco di Quraish” e i mistici sufi, ma anche la storia recente e la realtà scorrono nella sua poesia con la violenza drammatica delle scene di guerra trasformate in visioni oniriche e metafore: Damasco, “donna promessa a chiunque passi“, l’Eufrate, il cui sangue “scorre nel mio corpo e nella mia nostalgia” e la cui voce grida che “non è rimasto di Quraish che il sangue che schizza come lancia, non è rimasta che la ferita“.

Ma la grandezza del poeta si rivela in maniera sublime soprattutto nel suo farsi voce e corpo della natura, nel fondersi in un’armonia perfetta e straordinaria dove, nella vorticosa corrente dei pensieri e dei versi egli diventa “tuono, acqua e cose vive“, tramuta il suo volto “in un lago per i cigni“, rende “le ciglia foreste e le dita primavere e nozze“, fino ad arrivare a scrivere “io e l’acqua diventammo amanti“.

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