La strada

di Cormac McCarthy (Einaudi)

“Guardati intorno” disse. “Non c’è profeta nella lunga storia della terra a cui questo momento non renda giustizia. Di qualunque forma abbiate parlato, avevate ragione”.

Non lasciatevi trarre in inganno dal titolo: la strada di Cormac McCarthy non ha, almeno in apparenza, alcuna affinità con quella strada che Sal Paradiso e Dean Moriarty percorrono, tra romanticismo e psichedelia, nel quasi omonimo romanzo di Jack Kerouac. In apparenza, perchè in realtà il cammino ininterrotto, ossessivo, obbligato da una forza sconosciuta e superiore, la marcia forzata verso una meta che infine sarà una deludente e sbiadita utopia, sono il denominatore comune delle due opere.

La strada di McCarthy, però, si snoda in un mondo terrificante e spaventoso, una post apocalisse dai riflessi biblici, un “day after” di cui non si conosce la storia. In questo mondo in totale disfacimento, fangoso e glaciale, coperto di cenere e alberi riarsi, tra ponti crollati, case ridotte in macerie, relitti umani, grotteschi cadaveri e un’inquietante banda di “cattivi” armati di fucili, mazze e catene, padre e figlio camminano, incessantemente, sfiniti e disfatti dalla fame e dalla paura, diretti verso un mare che non sarà blu, ma freddo e incolore, come il resto del mondo.

Distrutto e bruciato, il mondo in rovina di McCarthy non è comunque privo di una sua primordiale e sacra bellezza, accentuata dalla solitudine dei due protagonisti che, con un vecchio carrello della spesa dove custodiscono le poche provviste raccolte nel viaggio, attraversano boschi e frutteti silenziosi e inariditi, superano valichi montani coperti di neve, perlustrano antiche ville ormai devastate, accompagnati spesso da violenti scrosci di pioggia e nevicate, e dalle tenebre insondabili della notte.

Il senso di angoscia di fronte a questo paesaggio tormentato, deriva soprattutto da un passato inesistente e ignoto, dalla mancanza delle tracce storiche che hanno portato il mondo a questo disfacimento, popolato da cadaveri chiusi nelle auto carbonizzate e intrappolati nell’asfalto rappreso, a dimostrazione di quanto il ruolo della storia e del ricordo siano determinanti nel contesto dell’esistenza umana. Simili a incubi, i flash di memoria del padre sono labili e spesso già intrisi di tragedia, ma non ricostruiscono mai con precisione l’era precedente alla distruzione. Forse, quando non rimarrà nulla, dirà il vecchio viandante che i due incontrano lungo il cammino, anche la morte non avrà nulla da fare, e sarà costretta ad andarsene altrove.

Un romanzo terribile e splendido, dove, alla fine, la speranza non verrà delusa.

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