La musica sveglia il tempo

di Daniel Barenboim (Feltrinelli)

In musica, come nella vita, possiamo parlare davvero solo delle nostre reazioni e delle nostre percezioni. E se provo a parlare di musica, è perché l’impossibile mi ha sempre attratto più del difficile.

Daniel Barenboim nasce in Argentina nel 1942, da genitori ebrei di origine russa. Inizia a studiare pianoforte all’età di 5 anni, a sette anni si esibisce in pubblico per la prima volta, e nel 1952 emigra in Israele con la famiglia. Nel 1954, incontre il celebre direttore d’orchestra Wilhem Furtwangler, che riconoscerà il genio del pianista undicenne, segnando il suo debutto, che sarà un continuo trionfo. Iniziando la carriera da solista con tournée mondiali, negli anni ’60 incide i concerti di pianoforte di Beethoven e di Brahms, e tutti i concerti per pianoforte di Mozart nel doppio ruolo di pianista e direttore della English Chamber Orchestra.

Il suo primo debutto come direttore avviene con la Philarmonia di Londra, in seguito verrà invitato da tutte le orchestre sinfoniche d’Europa e America. Nel campo operistico, inizia nel 1973 con il Don Giovanni di Mozart, e successivamente, nei 18 di lavoro trascorsi a Bayreuth, dirigerà l’intero ciclo operistico di Richard Wagner, del quale è considerato attualmente il migliore interprete.

Nominato direttore a vita dalla Staatskapelle di Berlino, ha eseguito con essa i più grandi capolavori dell’opera e della musica sinfonica, da Wagner, a Beethoven, a Schumann, a Mahler, dedicandosi comunque anche alla musica contemporanea. Nel 1999, insieme allo scrittore e professore palestinese Edward Said, ha fondato il West Eastern Divan, un laboratorio che ogni anno invita giovanissimi musicisti arabi e israeliani a lavorare insieme in orchestra, con l’intento di creare un dialogo tra le diverse culture attraverso la musica, e di superare il conflitto storico tra le due entità. L’iniziativa è affiancata da un progetto di educazione musicale mirato alla fondazione di un’orchestra giovanile palestinese.

Daniel Barenboim, che in questa nuova stagione ha avviato una stretta collaborazione con il teatro Alla Scala di Milano, è anche noto per aver riportata in Israele la musica di Richard Wagner, vietata a causa dell’identificazione del grande musicista tedesco con gli ideali del Terzo Reich.

Presentato sabato 8 dicembre alla Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano, il terzo libro di Daniel Barenboim, La musica sveglia il tempo, non è dedicato semplicemente ai musicisti ma non è neanche un “manuale” per chi non lo è: semplicemente, è un libro affascinante e travolgente, offerto a tutti quanti vogliano scoprire le profonde corrispondenze tra la musica e la vita. Un percorso di ricerca che, secondo il grande direttore d’orchestra israeliano, non è riservata nè ai virtuosi della musica, che ricevono un’educazione musicale fin dall’infanzia, nè ai ricchi frequentatori dei concerti e delle opere, ma, al contrario, sviluppare e approfondire la sensibilità verso il mondo magico della musica è una necessità fondamentale per tutti.

Parlare di musica, egli afferma, è impossibile: l’unica via per avvicinarsi ad essa è mettere in relazione il significato del suono e quello della vita, entrambi sublimi e inesprimibili. Accompagnandoci in un viaggio che coinvolge i grandi pensatori della storia, da Aristotele a Spinoza, Daniel Barenboim ci rivela la musica quale fonte di forza, di passione, di bellezza, e giunge a paragonare il legame tra musica e silenzio alle arcane leggi che comandano la gravità e l’incedere del tempo.

Non manca un toccante ricordo per il comagno di avventure e di arte Edward Said, grande intellettuale e virtuoso pianista, purtroppo scomparso nel mezzo di un percorso musicale e umanitario che avrebbero dovuto proseguire insieme.

Nel corso dell’evento, il musicista ha dato appuntamento ai lettori per un prossimo incontro, sempre da Feltrinelli, previsto per il 26 gennaio 2008.

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