La parte dell’altro

di Eric-Emmanuel Schmitt
(Edizioni E/O)

L’errore che si fa con Hitler è di considerarlo un individuo eccezionale, un mostro fuori dalla norma, un bruto senza uguali. Invece è un essere normale. Normale come il male. Normale come te e come me. Potrei essere io, potresti essere tu. Del resto chi può dire che domani io o te non lo saremo? C’è qualcuno capace di sentirsi definitivamente al riparo? Al riparo da falsi ragionamenti, semplificazioni, preconcetti, al riparo dall’infliggere il male per sgravarsi dalla colpa?

Dopo la luce, l’ombra: così avverte i lettori il grande drammaturgo contemporaneo Eric-Emmanuel Schmitt, lasciando quasi capire che, avventurandoci tra le sue pagine, sceglieremo di intraprendere un viaggio fantastico, drammatico e divertente, ma anche terrificante nel suo intrinseco messaggio.

Spregiudicato e caustico come al solito, lo scrittore apre una breccia e getta luce su quello che, nel nostro tempo, è stato definito l’archetipo della follia e della malvagità e, con la maestria del drammaturgo, reinventa la storia stravolgendone il corso, ma la sua reinvenzione, per quanto sia fantasiosa, avrebbe potuto essere autentica quanto lo è la realtà.

E così, la Germania del Novecento è lo sfondo di questo straordinario “doppio” romanzo e, nel suo ruolo di scenografia teatrale, diviene il punto di partenza per esplorare le intricate vie del destino, attraverso le quali lo scrittore tenta, e forse riesce, a sciogliere l’enigma che affligge l’umanità, l’irrisolvibile interrogativo che porta a riflettere su quella zona oscura chiusa in ognuno di noi.

Quale sarebbe stato il corso della storia se nel 1918 Adolf Hitler fosse stato ammesso all’Accademia di Belle Arti di Vienna, ricevendo in dono l’opportunità di realizzare il suo sogno, quello di divenire un artista? Al di là di ricostruzioni storiche o revisionismi, Schmitt racconta su vie parallele la storia del Cancelliere del Reich, con la differenza che in una delle due parti, cancelliere non lo diverrà mai. La versione più affine alla realtà, ci rivela un Hitler malinconico e sfortunato, figlio di un padre violento e di una madre morta prematuramente, rifiutato per ben due volte dalla prestigiosa accademia austriaca, costretto a vivere di elemosina, afflitto da drammi affettivi e inibizioni sessuali, che si trasformerà lentamente davanti ai nostri occhi in un personaggio egocentrico ed emarginato, affascinato soltanto da Wagner e da Nietzsche. Sottoposto ad una terapia ipnotica in un ospedale militare durante la prima guerra mondiale, egli si risveglierà con l’unica idea fissa di essere stato scelto dal destino per ricostruire la Germania, ampliarne i confini, perfezionarne la razza. E, giunto quasi casualmente al potere, diverrà, pur mantenendo fobie e frustrazioni, l’Hitler che tutti conosciamo, morto suicida in un bunker nel 1945 dopo aver distrutto gran parte d’Europa e portati alla morte milioni di persone. La sua storia si chiude con Hiroshima e Nagasaki distrutte dagli Americani, e con la nascita dello stato di Israele. Niente di più vero.

Dall’altra parte, scorre la vita dell’altro Hitler, ammesso all’Accademia, guarito dall’avversione verso il sesso femminile grazie all’analisi di Sigmund Freud, artista abbastanza fortunato, combattente poco convinto e disilluso dalla prima guerra mondiale, in cui vede morire uno dei suoi migliori amici. Trasferitosi a Parigi, Adolf Hitler pittore incontrerà il movimento surrealista, subirà la perdita della fidanzata morta di tisi, e finirà per sposare Sarah, un’ebrea americana fabbricante di profumi, il cui padre, che non accetterà mai la presenza di un genero etnicamente diverso, rimarrà un sionista convinto fino a quando, dopo aver vissuto la realtà della Palestina mandataria, si renderà conto che Israele non esisterà mai. Del resto, dirà Adolf a Sarah, che necessità avete di ottenere uno stato laggiù nel deserto? State così bene, in Germania… Infatti, in un’Europa priva di nazismo, la storia del mondo sarebbe stata completamente differente: nessuna escalation statunitense, nessuna bomba atomica sul G, nessun Olocausto e nessun stato di Israele.

Questo confronto, in realtà, giocato sulle due possibili identità di una stessa persona, sdrammatizza il vero messaggio del libro di Schmitt: chi pensa che Hitler, o chiunque abbia agito in modo simile, sia un essere eccezionale e mostruoso, si sbaglia completamente, poichè la verità più tremenda è che dietro qualsiasi persona apparentemente normale, può celarsi un mostro come il dittatore della Germania… O peggio. Un romanzo magnifico, brillante e, soprattutto, un testo che invita a riflettere sulla complessa e incomprensibile natura dell’uomo.

Eric-Emmanuel Schmitt è nato nel 1960 e vive tra la Francia e l’Irlanda. E’ autore di racconti, romanzi e di opere teatrali tradotte e rappresentate in tutto il mondo ed è considerato uno degli autori di maggior successo nel panorama della drammaturgia francese contemporanea.

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