Addio al tempo delle ciliegie

di Sylviane Roche (La Giuntina)

Ad ogni modo, per me è troppo tardi, alla mia età non si cambia. E poi, anche se i sogni si ostinano ad infrangersi, anche se la felicità non è ancora per domani, anche se la strada che abbiamo preso non era quella giusta, so che ce n’è una, e che altri la troveranno.
So che ci saranno sempre degli uomini per cercarla, e per crederci, e che finiranno per condurci l’umanità.
Non bisogna mai perdere la speranza.

E infatti, nel corso della sua vita, tra avventure e guerre, persecuzioni e storie d’amore, successi e sconfitte, Joseph Blumenthal non cede mai, e la speranza sembra non abbandonarlo neanche nei momenti più difficili. Passionale, geniale e romantico, spesso portato agli eccessi, Joseph ha trascorso una vita degna di essere raccontata, e se ne rende quando, al suo settantacinquesimo compleanno, riceve in dono una matita dalla mina sottile, e dà inizio a quella che dapprima costituisce una semplice stesura biografica della sua storia, ma che, pagina dopo pagina, si trasforma in una profonda analisi introspettiva dei suoi sentimenti e dei suoi pensieri, intrecciando i ricordi del passato agli eventi del presente.

Nato in una famiglia di ebrei polacchi emigrati a Parigi nel 1925, la sua vita assume fin dall’inizio un carattere fortemente anarchico, spesso contrastante con gli ambienti dove, per scelta o costrizione, si trova a vivere. A 17 anni si arruola nelle Brigate internazionali e parte per la Guerra di Spagna, durante la seconda guerra mondiale entra a far parte della Resistenza, mentre i genitori e la sorellina Rosalie, spesso evocata durante la scrittura, subiscono la deportazione, e lo sterminio nazista. Successivamente, anche Joseph verrà deportato a Buchenwald, e il periodo della detenzione, da cui sopravvive, non lascia ampia traccia nelle sue memorie, al contrario delle crisi, delle illusioni e delle contraddizioni che, tornato in Francia, attraverserà durante gli anni di attiva militanza nel Partito comunista, un impegno a cui non verrà mai meno, nonostante i periodi contrastati.

Grazie all’invenzione di un particolare modello di macchina per maglieria, Joseph raggiungerà una discreta agiatezza, ma non riuscirà mai a trovare nè l’equilibrio nè la comprensione nei suoi tormentati rapporti sentimentali: i due matrimoni naufragano, uno dopo l’altro, in una malinconica nostalgia, e la traumatica storia con Solange, fascinosa ed elegante signora di Parigi, la cui elevatezza sociale, oltre all’ambiguità della relazione, causano la forte reazione del Partito, ancorato ad ancestrali norme di rigore morale, condurranno Joseph al degrado dell’alcool.

Nella sua scrittura, tempi e luoghi si confondono, l’infanzia con l’età adulta, la guerra con la pace, l’immagine dei genitori con quella dei figli, il passato con il presente, dove Joseph vive il confronto con il fratello più giovane, con le ex mogli, con i limiti imposti dalla vecchiaia ed i dubbi lasciati dalla sua intera vita, dipingendo il ritratto di una generazione e di un’epoca drammatica e affascinante, a tratti illuminata dall’utopia del comunismo, che per Joseph si associa, in una visione quasi messianica della politica, al fermo proposito di migliorare il mondo. La sua storia perde così ogni freddezza cronologica, e diviene una sincera confessione dove si manifestano, senza velature, la fragilità e la debolezza propria della natura umana, amplificate dal senso di rimpianto e di nostalgia per la famiglia annientata dal dramma storico, e per le disillusioni date e ricevute in amore.

Un romanzo sorprendente, anche per l’eccezionale singolarità dell’io narrante, dove la voce di Joseph viene magnificamente resa dalle parole di Sylviane Roche, scrittrice svizzera di origine francese, che ha così mirabilmente ritratta la singolare figura del padre.

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One response to “Addio al tempo delle ciliegie

  1. Sì la speranza non va mai persa, dobbiamo trovare uomini che ci insegnino questo. leggerò volentieri questo libro che consigli. Giulia