Primo Levi. La vita e le opere

di Ernesto Ferrero (Einaudi)

Siano rese grazie al giusto che “sapeva tutto”: testimone, poeta, narratore, saggista, storico, scienziato, chimico, analista, moralista, antropologo, zoologo, linguista, amico discreto e generoso che ci ha insegnato a ragionare e a distinguere, a conoscere i segreti dell’incredibile bellezza della materia vivente, a fissare l’orrore senza disperare. Sia pace all’ex deportato 174517, che riposta all’ombra amica di un acero, nel cimitero ebraico di Torino.

Ernesto Ferrero, nato nel 1938 a Torino, entra in Einaudi nel 1963 e vive il periodo più splendente della grande casa editrice, quando tra le sue mura si aggiravano i nomi storici della cultura italiana, da Elio Vittorini, a Italo Calvino, a Norberto Bobbio, a Natalia Ginzburg, in uno scenario che egli in seguito ricostruirà nella sua opera “I migliori anni della nostra vita“, confessione intima e amichevole dei personaggi passati attraverso l’universo di Giulio Einaudi: Fruttero & Lucentini, Elsa Morante, Cesare Pavese, Primo Levi, Philip Roth, solo per citarne alcuni. Scrittore, saggista, storico e critico, direttore letterario di Einaudi fino al 1989 e del Salone del
Libro di Torino dal 1998, Ernesto Ferrero, che aveva già dedicato alcuni scritti alla complessa e geniale figura di Primo Levi, ne affronta in questo saggio tutte le diverse, e divergenti, identità, disegnando un profilo biografico, critico e sorprendente al tempo stesso del grande intellettuale torinese.

Capace di sedurre e di incantare persino una lettrice “disincantata” come Oriana Fallaci, Ernesto Ferrero rivela con le sue parole la straordinarietà di Primo Levi, analizzando la vita e le opere di un artista che, andando ben oltre il semplice processo della scrittura, ci ha insegnato a scoprire ogni segreta ed inattesa bellezza della natura e della vita, ma anche a conoscere l’orrore di cui è capace l’uomo, riflettendo, soffrendo ed interrogandosi su di esso ma senza cedergli mai completamente. Nella sua infinita poliedricità creativa e intellettuale, purtroppo adombrata dal ruolo “obbligato” e dominante di testimone, sia pure insuperabile, della Shoah, Primo Levi è un narratore innato e splendido, entusiasta e trascinante, capace di trovare il tratto d’unione tra mondi distanti e paralleli, passando da una surreale e profetica fantascienza ad un’elevata poesia, dall’etica più rigorosa ad una giocosa e divertita ricerca scientifica, dal policromo autoritratto della propria identità culturale, alla profonda introspezione psicanalitica di sè stesso e della natura, ambigua e potenzialmente terrificante, del genere umano.

E’ innegabile come le parole del suo genio, forse incompreso o forse incomprensibile, siano state lette solo superficialmente, spogliate della loro immensa ricchezza morale, intellettuale, scientifica e letteraria, e incatenate, inesorabilmente, al destino non dello scrittore appassionato e fantasioso, ma del sopravvissuto, costretto a mantenersi in un precario e fragile equilibrio tra le difficili posizioni del custode della memoria, del giustiziere di un popolo condannato a morte, e del ricercatore filosofico che tenta, suo malgrado, di dare una ragione a ciò che la ragione non ammette.

Non esiste altra via per avvicinarsi ai segreti pensieri di Primo Levi se non quella di leggere le sue opere, ma non con la razionalità cui potrebbe indurre una testimonianza storica, ci suggerisce Ernesto Ferrero, ma accogliendo ogni suo dubbio, incertezza, angoscia, tristezza, gioia, illusione e delusione, per arrivare così a rendere anche un po’ nostro il mondo misterioso e affascinante di questo grande scrittore e, forse, per accettare, se non comprendere, le ragioni che lo hanno indotto a “sconfinare in silenzio“, citando i versi di quella che Ferrero definisce la sua poesia di congedo dai lettori, e dalla vita.

Advertisements

One response to “Primo Levi. La vita e le opere

  1. L’apprododi Primo LeviFelice l’uomo che ha raggiunto il porto,Che lascia dietro di sè mari e tempeste, I cui sogni sono morti o mai nati,E siede a bere all’osteria di Brema, Presso al camino, ed ha buona pace.Felice l’uomo come una fiamma spenta,Felice l’uomo come sabbia d’estuario, Che ha deposto il carico e si è tersa la fronte, E riposa al margine del cammino. Non teme né spera né aspetta, Ma guarda fisso il sole che tramonta.