Lily la tigre

di Alona Kimhi (Guanda)

“Quello nella toilette del Boeing 747 con l’uomo di nome Momotaro Okazaki fu uno di quegli incontri armonici, rari, in cui la dentellatura della chiave combacia con perfetta naturalezza con la toppa della serratura… E se i saccenti che conoscono per filo e per segno le potenzialità più diverse del corpo umano mi domandassero come, in nome di Dio, sia riuscita una ragazza grassoccia a perdere la verginità dentro un abitacolo non più grande di un metro quadrato e mezzo, e come mai il suo deretano non sia scivolato giù dal lavabo mentre il ventre piatto del ragazzo giapponese andava avanti e indietro tra le sue coscie da marshmallow, io non saprei davvero cosa rispondere. Giacché le risposte esigono ponderazione, ordine e coerenza e a me manca tutto questo, perché soloonde di piacere e luce conobbi allora, a un tot di migliaia di metri sopra l’Atlantico.”

Lily è una giovane donna indipendente, romantica e sensuale, figlia di una coppia di attori di teatro naufragata nel degrado sentimentale, della quale lei non vuole ripercorrere i passi e gli errori. Igienista dentale per vocazione, vive in una caotica Tel Aviv, simbolo della metropoli di oggi, intricato labirinto di strade intasate, locali notturni e trasgressione dove permane quell’opprimente senso di solitudine e abbandono caratteristico tanto del deserto quanto dei luoghi sovraffollati. Consapevole dei suoi 112 Kg di peso che ostenta con maliziosa vanità, Lily non si arrende di fronte alla ricerca dell’amore come necessità primordiale, acuita dal momento in cui il suo amante Amikam, fascinoso ufficiale dell’esercito, l’ha abbandonata a causa del suo peso eccessivo. Ha un’amica con cui condivide sogni e speranze, la dolce ed evanescente Ninush, immigrata dall’ex Unione Sovietica, bella senza rendersi conto dell’effetto che la sua bellezza provoca su uomini e donne. Ex prostituta, Ninush per tutta la vita è stata strumentalizzata e ricattata e, per difendersi, vive in un suo mondo apparentemente indifferente ai drammi che si svolgono nella sua vita. Al contrario di Lily, trova l’amore ma ne diviene vittima, e le reazioni del suo folle e ricchissimo innamorato Leon sono tanto violente quanto passionali e imprevedibili. Poi, sulla sulla scena ricompare, inatteso, Taro, il giovane giapponese al quale Lily, molti anni prima, chiusa nella toilette di un’aereo in volo, aveva deciso di sacrificare la propria verginità. Ma Taro non è più come allora, si occupa degli animali feroci di un circo, ha trasformato la forma del suo corpo e del suo sesso, e si suiciderà pochi mesi dopo ma, in quel secondo incontro con Lily, nella stanza di un albergo le regala, nel nome dell’amore e della morte, un cucciolo di tigre.

Da quel momento, la vita di Lily muta costantemente, talvolta in maniera lieve e impercettibile, talvolta con scosse tremende, ruotando intorno a Ninush, a Mikhaela, la taxista incontrata la notte del secondo incontro con Taro, e al cucciolo di tigre, che sembra essere la ragione vivente dell’amicizia profonda, a tratti morbosa, che lega le tre donne. Con un’abbagliante ricchezza di colore, in un succedersi di colpi di scena dai toni cruenti e sanguigni, intrisi di una carnalità intensa, imprevedibile e spesso scioccante, il libro narra la lenta metamorfosi di Lily affiancandola a momenti grotteschi e drammatici, dalla casuale ricongiunzione con Amikam, che verrà a sua volta abbandonato da Lily, alla morte di Ninush, causata da uno dei molti raptus violenti di Leon, alla vendetta architettata nei suoi confronti da Mikhaela e Lily, che oramai ha compreso e accettato il suo destino.

Quando la morte di Ninush è stata vendicata, il destino oramai si è compiuto, la metamorfosi è completa, e anche Mikhaela può tornare alla sua vita. Resterà a Lily l’incarico di realizzare il sogno di Ninush: riportare il cucciolo di tigre alla sua terra, il Bengala che, disegnato sulla mappa, appare come un’insignificante massa di cerchi colorati ai suoi occhi ormai diversi, ai suoi sensi non più umani. Il libro si chiude sull’immagine di Lily e il cucciolo che, oltrepassato un confine metaforico, si incamminano nell’immensa quiete del deserto.

Alona Kimhi, voce della nuova generazione di scrittori israeliani, prima di essere scrittrice lavorava nel teatro. E, l’affascinante gioco di realtà e finzione propri del teatro, traspare in ogni parola di questo spettacolare libro, che non risparmia nulla dei sentimenti, delle passioni, dei drammi, dei vizi e delle ipocrisie di cui è costellata la vita, dipinti con una chiarezza vivace e spietata. Da non perdere.

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One response to “Lily la tigre

  1. Non conosco questo libro, e ti ringrazio della segnalazione. Però è la prima volta che vengo a leggere questo blog, e trovarci subito una citazione di Primo Levi mi riempie l’anima.(e una citazione così bella, oltretutto…)salutiGiuliano http://abbracciepopcorn.blogspot.com/