Forte come la morte è l’amore

Tremila anni di poesia d’amore ebraica
Tradotto e curato da Sara Ferrari (Salomone Belforte)

Forte come la morte è l’amore.

Da questo sconvolgente verso del Cantico dei Cantici prende il titolo l’altrettanto stupefacente antologia che raccoglie, e racconta, tremila anni di storia del popolo d’Israele sotto forma di poesia. Inevitabilmente, il volume si apre proprio sul testo integrale del Cantico dei Cantici che, con una sensualità allegorica ma dalle forti allusioni erotiche, celebra la bellezza della donna e la dolcezza dell’amore, ma anche la consapevolezza di vivere questo sentimento in tutte le sue rischiose e temibili sfaccettature.

Da questo preludio, si snoda il resto del percorso storico/poetico che lega l’ebraismo alla poesia d’amore, regalandoci emozionanti e inaspettate sorprese ad ogni pagina. Restando in equilibrio tra eros e sacralità, le liriche spagnole del V secolo, altissima espressione della cultura sefardita, dipingono magistralmente la magica e fiabesca atmosfera di Cordoba e Granada dove, all’epoca, ebrei e arabi convivevano in un vivace e reciproco scambio di pensieri. In questo mondo fantastico e surreale, età magnifica per la poesia medievale ebraica, i versi d’amore, spesso struggenti e disperati, sono rivolti dai poeti non solo a donne bellissime e insensibili, ma anche a giovani uomini, costruendo un sottile velo di ambiguità che rappresenta il fascino stesso di queste splendide poesie.

Il percorso prosegue fino ai tempi moderni dove, immancabilmente, anche la poesia d’amore riflette e delinea, la tormentata storia e la difficile esistenza di Israele. Ma, attraverso l’armonia dei versi, anche i conflitti e i disagi di un paese complesso e minacciato si trasformano in immagini ora idilliache, ora metaforiche, ora inquietanti, ma sempre ricche di colori vibranti e passioni profonde. E l’amore, sentimento privo di forma e di confini, assume le sembianze del tempo in cui i poeti sono costretti a vivere, si confonde e si scambia di ruolo con la guerra, come accade nella Poesia d’amore israeliana di Moshe Dor, prende la forma della ragazza “che si avvicinò a me ma non mi disse il suo nome“, come declamano i versi di Pinhas Sade, cammina per le strade di una città, come negli Schizzi di Tel Aviv di Meir Wieseltier.

Un amore che, apparentemente, muta incessantemente d’aspetto, parla con la voce di chi lo incontra, diviene campo di battaglia, terra di nostalgia, malinconica dolcezza, dolore quasi sadico, contrasto e ribellione, oblio e ricordo. Ma la sua forza immensa, e travolgente, non viene mai meno.

Le liriche, tradotte da Sara Ferrari, hanno tutte il testo originale ebraico a fronte.

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