La vita obliqua

di Enzo Siciliano (Mondadori)

Enzo Siciliano, scrittore e critico letterario, grande protagonista del secondo Novecento italiano, nasce a Roma nel 1934 e, durante gli studi, ha modo di incontrare altri illustri personaggi della cultura dell’epoca, quali Giacomo Debenedetti, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Giorgio Bassani e Attilio Bertolucci.

Prima di dedicarsi completamente alla scrittura e alla critica, è stato funzionario della Rai, di cui diverrà il presidente nel 1996, periodo che lo renderà celebre soprattutto per la sua scelta di mandare in onda, all’apertura della stagione lirica del Teatro alla Scala, l’opera Macbeth in prima serata, sostituendola all’edizione serale del telegiornale e stravolgendo per la prima volta la consuetudinaria routine quotidiana della programmazione.

Condirettore della rivista Nuovi Argomenti, esordisce nel 1963 con la raccolta Racconti ambigui, a cui seguiranno una serie di romanzi spesso a carattere storico dove, inoltre, viene magistralmente illustrata la personalità intricata e complessa della natura umana, e tra i quali è particolarmente rinomato I bei momenti, un romanzo biografico in cui è ritratta l’inquieta figura di Mozart.

Ad un anno dalla scomparsa di questo grande scrittore, Mondadori pubblica l’ultimo romanzo postumo, terminato pochi mesi prima della sua morte, una sorta di testamento spiriturale e di rievocazione di luoghi e temi incontrati dall’autore nella sua vita di intellettuale.

Ambientato in Sicilia durante l’avvento del fascismo, il romanzo si svolge apparentemente attorno alla vita di Gabriele e di Saverio, figlio bastardo di Don Nicola, padre della moglie di Gabriele, ma in realtà riflette le illusioni, le delusioni e gli ideali propri dell’epoca, e la figura di Saverio, ritratto tipico di un italiano opportunista e qualunquista, esuberante e depresso al contempo, che riesce ad ereditare con l’inganno le proprietà del padre e mantiene un rapporto di rancore, invidia e disprezzo con la sorellastra e con Gabriele, rappresenta il simbolo dell’ascesa e della rovina di un’intera nazione.

Soldato imboscato durante la prima guerra mondiale, Saverio, grazie alla sua prestanza fisica e ad alcune amicizie influenti, diverrà un attivista del fascismo e finirà ucciso per azione della malavita e della politica, mentre Gabriele sceglierà di rinchiudersi tra i libri, isolandosi dal mondo, osservando il profilo di Stromboli dalla finestra ed attendendo “tempi migliori”.

Consegnato all’editore pochi mesi prima della morte, il romanzo è una sorta di ripercorso dei luoghi, dei temi e delle atmosfere ricorrenti nella scrittura di Enzo Siciliano. La Calabria ritratta è appare ancestrale, sensuale, conformista ma capace di improvvisi slanci di idealismo, una contrapposizione di forze in cui la cultura rischia di prendere la via della fuga e del silenzio, come sceglie appunto di fare Gabriele, in una sorta di decadenza consueta nei personaggi del grande scrittore.

Con una scrittura elegante e precisa, la voce di Enzo Siciliano narra il luogo e la storia, scegliendo espressioni e parole del dialetto, raccontantdo una terra dura e difficile con un soffuso senso di nostalgia verso un’armonia perduta ma sempre, anche se inutilmente, ricercata dall’uomo.

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