Partire

di Tahar Ben Jelloun (Bompiani)

A Tangeri, d’inverno, il Caffè Hafa si trasforma in un osservatorio dei sogni e delle loro conseguenze.

Sull’incantevole sfondo di un Marocco che, nella sua drammatica attualità metropolitana, mantiene intatta la magica atmosfera di fiaba e la bellezza appassionata delle notti di Tangeri, si svolge la storia di Azel, o forse, più ancora della sua storia, il suo sogno, ossessivo e ricorrente: partire, abbandonare per sempre la magia e l’incanto, e attraversare quel breve tratto di mare per giungere in Europa. Partire ad ogni costo, lasciandosi indietro la bellezza della propria terra, non importa se non vi sarà modo di rivederla.

Con il suo sguardo sempre rivolto all’altra sponda, dove si delinea l’Europa, sogno e libertà, Azel rappresenta il volto giovane e ribelle del Marocco, il desiderio ossessivo e implacabile e la determinazione a soddisfarlo, ad ogni prezzo. Ambientato in un periodo drammatico e difficile da vivere, in cui la povertà crea la necessità dell’emigrazione, al punto tale che all’impossibilità di emigrare viene preferita la morte, il nuovo romanzo di Tahar Ben Jelloun racconta una storia vera, e una realtà a cui non viene data la dovuta considerazione. In Marocco vi sono gruppi di giovani colti e istruiti, ma disoccupati e privi di ogni opportunità utile a costruirsi un futuro, il cui unico obiettivo è quello di partire, di lasciare il luogo d’origine e raggiungere una meta dove ricominciare.
Purtroppo, realizzare questo desiderio non è così semplice. La fuga, come ogni fuga, comporta dei rischi, l’arresto, la detenzione, o addirittura la morte durante il viaggio, ma anche se fosse possibile superare questi ostacoli, sarebbe comunque impossibile aggirare le difficoltà dell’integrazione, dell’ostilità, del pregiudizio, che trasformeranno intevitabilmente il sogno in un miraggio. In passato era forse più semplice giocare la carta della corruzione, oggi ricominciare una vita in Europa è un’impresa ardua e spesso destinata al fallimento. L’opera del grande scrittore marocchino, che avete già incontrato anche su queste mie pagine, non intende dare un resoconto storico nè trattare riferimenti alla politica dell’immigrazione, semplicemente analizza nel profondo lo spirito umano, chiedendosi fino a quale punto si possa arrivare per dare vita ai propri ideali.
Nel mondo di Azel, la felicità della partenza appare sempre distante e irraggiungibile, mentre al contrario si materializzano le ombre del compromesso, del tradimento, della corruzione, trasformando il poetico e onirico mondo del giovane in una realtà di clandestinità, sesso, ambiguità e opportunismo che di certo non rappresenta la sua aspirazione e la sua speranza. Appare l’analogia con alcuni periodi della storia europea, quando erano gli italiani ad emigrare verso la Francia, e sembrano essersi dimenticati dell’emarginazione che furono costretti a vivere, o della fuga in Marocco degli spagnoli oppressi dal regime dittatoriale di Franco. E l’Europa, soprattutto, sembra non essere in grado di affrontare questa difficile questione o, per essere più precisi, la sfrutta per fini politici interni alle diverse nazioni, evitando di scegliere un piano comune ed impegnarsi per creare quell’armonia tra culture che dovrebbe essere costruita e difesa ad ogni costo.

Tahar Ben Jelloun è nato a Fez nel 1944, ha studiato filosofia a Rabat e si è traferito a Parigi nel 1971 dove si è laureato in sociologia, affrontando nella tesi il tema dei disagi legati all’immigrazione. E’ considerato uno tra i maggiori scrittori marocchini, oltre che tra i più noti di lingua francese, ha pubblicato una raccolta di poesie nel 1972, ed una serie di romanzi conosciuti anche in Italia. La sua firma compare spesso su Le Monde e su Repubblica, affrontando il tema del razzismo e della difficile integrazione tra i popoli. Con il libro Il razzismo spiegato a mia figlia, ha meritato il Global Tolerance Award, conferitogli dal segretario delle Nazioni Unite.

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One response to “Partire

  1. Antonio Candeliere

    Ho letto con attenzione le tue recensioni.Un’analisi veramente attenta e lucida!