Nostalgia

di Eshkol Nevo (Mondadori)

“Sai che ti invidio da morire, ha detto Noa.
Perché?
Perché ho sempre desiderato andare in Australia.
Tutti quelli che sanno che partiamo mi dicono così. Il mio insegnante di inglese. Il fratello di Dor. Non capisco, cos’ha ‘sta Australia di speciale, i canguri?
Forse perché è il posto più lontano da qui, ha detto Amir sospirando, come dopo che uno ha bevuto un litro d’acqua.
Che cosa c’è di tanto brutto qui? avrei voluto chiedere, ma sapevo che è una di quelle domande che dopo i grandi fanno una faccia da “quando sarai grande capirai”. Così sono stato zitto”.

Eshkol Nevo è nato a Gerusalemme nel 1971 e, dopo la carriera nell’attività pubblicitaria, si è dedicato completamente alla scrittura. Il suo romanzo, ha vinto il Book’s Publishers’ Association’s Golden Books nel 2005

Il senso della nostalgia lacerante, quasi insopportabile, traspare da ogni pagina di questo romanzo, intreccio di destini continuo, delicato e complesso, e lascia un segno profondo in ognuno dei personaggi che si raccontano, a voci narranti alterne, nella loro sfaccettata quotidianità, tra amore e tristezza, passione e gelosia, rabbia e dolore. Sulla scena di un antico villaggio arabo chiamato Castel, divenuto dimora di un gruppo di immigrati del Kurdistan, si rivelano e si incontrano le storie di Amir e Noa, una coppia di studenti che lo ha scelto come luogo per convivere, della loro padrona di casa Sima, coetanea di Noa ma sposata e madre di due figli, di Yotam, ragazzino dolce e intelligentissimo ma costretto dai genitori a vivere sotto il peso della memoria del fratello caduto in guerra, di Saddiq, muratore arabo ingenuo e testardo, che riconosce nelle mura di Castel la sua casa di bambino e cerca di esaudire il desiderio della madre recuperando un misterioso oggetto nascosto tra i mattoni di una stanza ormai abitata da estranei, e di Modi, amico di Amir, la cui presenza consiste nelle lunghe e pittoresche lettere inviate durante un viaggio in Sudamerica. Le voci svelano sé stesse e indagano nell’anima degli altri, scoprono e confessano debolezze e dubbi, ipocrisie e sentimenti, gioie e rimpianti. Sempre presente, la nostalgia: negli scontri tra Sima e il marito Moshe, influenzato dall’osservanza religiosa del fratello, nella solitudine di Yotam, ignorato da genitori che hanno trasformato la vita nella tomba del figlio morto dimenticando di averne un altro, nei contrasti tra Amir, studente insoddisfatto di psicologia, e Noa, studentessa di fotografia inquieta e poco gratificata, nella tenera perseveranza di Saddiq, deciso a soddisfare la madre a tutti i costi, nelle lettere di Modi, viaggiatore avventuriero e temerario. Mentre, a tratti, la realtà e la storia si affacciano improvvisi e cruenti, attraverso la violenza degli attentati, e culminando nell’assassinio di Rabin, che i protagonisti seguono da spettatori, un po’ confusi e un po’ annoiati. Qualche scena rimarrà in sospeso: la sottile passione tra Amir e Sima, nata quando Noa se ne va di casa per un certo tempo, mai manifestata ma percepita da entrambi, il monumento di pietre eretto in segreto da Yotam in onore al fratello, le complicate teorie spirituali di Shemuel, ospite del centro dove lavora Amir, e per tutti la storia avrà una svolta, Noa e Amir, Sima e Moshe ritroveranno, almeno per il momento, la loro armonia, i genitori di Yotam, dopo una tentata fuga del figlio, decideranno di partire per l’Australia e ricostruire la propria vita, Saddiq, grazie ad una serie di eventi fortuiti, riuscirà a recuperare l’oggetto, una catenina d’oro tramandata da madre in figlia, ma la sua breve vittoria terminerà con il suo arresto. Ritratti di vita quotidiana in un mondo difficile ma affascinante e incomparabile, come dimostra l’ultima lettera di Modi, dove, giunto ormai al termine del viaggio, prova solo un immenso desiderio di ritornare a casa.

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