Dieci (possibili) ragioni della tristezza del pensiero

di George Steiner (Garzanti)

Come altri filosofi hanno fatto, anche l’esponente dell’idealismo tedesco, e precursore di Hegel, Friderich Wilhelm von Schelling attribuisce all’esistenza umana un sottofondo di malinconia inevitabile ed essenziale, fondamento della consapevolezza, della conoscenza, della percezione e di qualsiasi processo mentale. In questo libro, forse il più poetico e al contempo profondo che egli abbia mai scritto, George Steiner si chiede a cosa sia dovuta questa infinita ed inspiegabile tristezza che si accompagna alla coscienza dell’essere, analizzando l’enigma evocato da Schelling in una serie di variazioni dal ritmo musicale. Intenso e soprendente, indubbiamente destinato a divenire un classico, il saggio di Steiner affronta questo difficile e oscuro tema dell’esistenza umana, ed offre dieci diverse possibilità per dare una ragione d’essere alla “malinconia creativa” che opprime l’uomo fin da quando ha intrapreso, per scelta, caso o evoluzione, la strada della sapienza. La malinconia segue il percorso della vita, rende più evidente il senso della limitatezza dell’esistenza e, nella visione cartesiana del penso dunque sono, il pensiero assume le embianze di una presenza costante ma sfuggente, labile e inafferrabile. Il complesso rapporto con la realtà, il misterioso significato della morte, le infinite e sconosciute possibilità del trascendente, le intricate vie della creatività, il grande enigma dell’esistenza di Dio: una dopo l’altra, le ragioni di questa indispensabile, e umana, malinconia vengono affrontate dal grande intellettuale americano con una chiarezza magistralmente semplice e profonda.

George Steiner, storico della cultura e critico letterario, è nato nel 1929 a Parigi da genitori viennesi di origine. Emigrato negli Stati Uniti nel 1949, a causa delle leggi razziali, ha acquistato la cittadinanza americana, ma ha mantenuto un’essenza quasi priva di radici. Docente in diversi atenei europei ed americani, e collaboratore di numerose testate d’importanza internazionale, è considerato un personaggio di primaria importanza culturale, raro erede dello spirito critico proprio di Adorno e Benjamin, in grado di esprimersi sia nel contesto dell’arte sia al di fuori di essa, effettuando una complessa analisi letteraria in cui il testo si connette alla personalità dell’autore ed al contesto storico.

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