Il giovane Holden

di Jerome David Salinger (Einaudi)

Ragazzi, cominciò a piovere che non vi dico. A secchi, ve lo giuro su Dio. I genitori e le madri e tutti quanti corsero a mettersi proprio sotto il tetto della giostra per non bagnarsi come pulcini eccetera eccetera, ma io me ne restai per un pezzo su quella panchina. Ero bagnato fradicio, soprattutto il collo e i calzoni. Il berretto da cacciatore mi riparava davvero, e molto, in un certo senso, ma ero fradicio lo stesso. Me ne infischiavo, però. Mi sentivo così maleddettamente felice, tutt’a un tratto, per come la vecchia Phoebe continuava a girare intorno intorno. Mi sentivo così maledettamente felice che per poco non mi misi a urlare, se proprio volete saperlo. Non so perché. Era solo che aveva un’aria così maledettamente carina, lei, là che girava intorno intorno, con il suo soprabito blu eccetera eccetera. Dio, peccato che non c’eravate anche voi.

Jerome David Salinger nasce a New York nel 1919 e, dopo gli studi, partecipa alla seconda guerra mondiale come sergente di fanteria, un esperienza che egli non esalta ma trasferisce in una dimensione simbolica. Personaggio misterioso e originale, dopo The catcher in the rye, il romanzo che lo porta al successo, sembra interessarsi alla metafisica, influenzando le sue opere successive. La sua figura emblematica assume un carattere quasi mitico quando, dopo la pubblicazione del racconto Hapworth 16, avvenuta nel 1964, lo scrittore si chiude in un volontario e rigorosissimo silenzio.

Scritto nel 1951, il romanzo simbolo di J.D. Salinger, The catcher in the rye, si riferisce, in questo suo strano titolo, ad una famosa canzone scozzese di Robert Burns. Nel libro, il protagonista, Holden Caulfield, riconosce la canzone cantata per la strada da un bambino, ma non ne ricorda le parole precise, e l’immagine che i versi inesatti le riportano alla mente è quella di un gruppo di bambini che giocano in un campo di segale sull’orlo di un precipizio e, quando uno di loro rischia di cadere, qualcuno lo afferra appena in tempo: The Catcher in the Rye, appunto.

Il titolo del romanzo, letteralmente intraducibile, diventa nella versione italiana Il giovane Holden, celebrandone fin dall’inizio il protagonista, che diverrà non solo l’eroe e il mito di un’intera generazione, ma che oggi, a distanza di decenni, continua a divertire, a commuovere e ad appassionare con le sue avventure complicate, il suo anticonformismo innato, ed il suo romanticismo malinconico e nostalgico. Figlio di ricchi genitori newyorkesi, Holden Caulfield sta per essere espulso dal collegio Pencey, e, ribelle e anarchico di natura, decide di fuggire, con l’idea di ripresentarsi a casa dopo alcuni giorni, in occasione dell’inizio delle vacanze natalizie. Giunto in un albergo di New York, hanno inizio le sue avventure comiche e tragiche al contempo, in cui la sua timidezza e la sua insofferenza all’ipocrisia e al conformismo si scontrano con la solitudine e con vita della città e della strada, provocandogli continue umiliazioni e delusioni in cui i suoi sogni e i suoi miti di adolescente, il sesso, la musica, lo spettacolo, si rivelano solo inutili e assurde finzioni.

Al caotico succedersi delle peregrinazioni cittadine di Holden, si alternano le visioni nostalgiche del fratello Allie, morto di leucemia, l’ammirazione per l’altro fratello D.B., che lavora nel cinema, e il desiderio di ritrovare la sorellina Phoebe, con cui egli riesce ad avere un incontro segreto in un momento di assenza dei genitori. Dopo essersi rifugiato in casa di un suo vecchio professore, dalla quale finirà poi per fuggire, Holden verrà riportato alla realtà proprio da Phoebe, che lo convince a ritornare a casa, dove egli narrerà la sua pittoresca odissera dopo un periodo di malattia e durante la terapia, per lui incomprensibile e noiosa, di uno psicanalista. In realtà, Holden non è affatto squilibrato, semplicemente il suo spirito audace, tenero e inquieto, prende il sopravvento, sfuggendo al tentativo dei genitori, tranquilli borghesi cittadini, di replicarsi attraverso di lui, e la sua ricerca di un’affermazione della propria identità sfocia in una rabbiosa tristezza con cui egli affronta un mondo ostile e falso. Holden, rifiutando di lasciarsi educare dalle istituzioni, famigliare o scolastica che sia, diviene l’unico punto di vista del racconto, e la sua figura simbolica viene esaltata dall’atmosfera ironica e umoristica, tipicamente americana, e dal linguaggio, percepibile anche nella traduzione, costituito da uno slang da college colorito e ritmico. Evento sconvolgente della letteratura novecentesca, Il giovane Holden ha catturato l’immaginario collettivo dei lettori per decenni, e le insofferenze e contestazioni del protagonista divengono ancora oggi il grido di protesta e di scontentezza che, più o meno forte e ardito, tutti portiamo dentro. Un grande classico. senza dubbio.

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One response to “Il giovane Holden

  1. anche se sicuramente è il libro a cui JDS deve la fama è a mio giudizio inferiore alla saga della famiglia Glass che Salinger ha “sparso” fra diversi volumi e racconti. sempre interessantissime le tue recensioni!saluti