Il sistema periodico

di Primo Levi (Einaudi)

Ci sono, nell’aria che respiriamo, i cosiddetti gas inerti. Portano curiosi nomi greci di derivazione dotta, che significano “il Nuovo”, “il Nascosto”, “l’Inoperoso”, “lo Straniero”. Sono, appunto, talmente inerti, talmente paghi della loro condizione, che non interferiscono in alcuna reazione chimica, non si combinano con alcun altro elemento, e proprio per questo motivo sono passati inosservati per secoli: solo nel 1962 un chimico di buona volontà, dopo lunghi e ingeniosi sforzi, è riuscito a costringere lo Straniero (lo xenon) a combinarsi fugacemente con l’avidissimo, vivacissimo fluoro e l’impresa è apparsa talmente straordinaria che gli à stato conferito il Premio Nobel.

Scrittore, saggista, storico, intellettuale, poeta, testimone dell’Olocausto, e, straordinariamente, chimico di professione, Primo Levi nasce a Torino nel 1919, dove frequenta l’università, e, nonostante subisca la repressione delle leggi razziali fasciste, riesce a conseguire la laurea in chimica a pieni voti e con lode, nel 1941.
Arrestato a causa dell’attività partigiana nel 1944 e detenuto a Fossoli, viene successivamente consegnato ai nazisti a causa della sua identità ebraica, deportato ad Auschwitz. ed assegnato a svolgere il lavoro di chimico per la Buna, una fabbrica di gomma appartenente all’enorme industria tedesca I.G. Farben. Sopravvissuto allo sterminio nazista, Primo Levi torna in Italia nell’ottobre 1945, dove, all’attività di chimico affianca quella di scrittore, divenendo uno dei più significativi testimoni dell’Olocausto soprattutto attraverso il celebre romanzo/saggio autobiografico Se questo è un uomo che, immagino e spero, sia noto a tutti, cui seguirà I sommersi e i salvati, un’analisi della realtà della deportazione nazista confrontata con altre situazioni simili. La memoria della deportazione, in tutti i suoi possibili e più inediti aspetti, compare comunque in moltissimi scritti e racconti di Primo Levi, narrata con tono differente e alternato, talvolta drammatico, talvolta poetico e malinconico, talvolta ironico e vagamente bizzarro, con quel suo stile inconfondibile in cui logica, storia, poesia e fantasia si equilibrano perfettamente.

A 20 anni esatti dalla morte di questo grande personaggio della cultura italiana, per ricordarlo e per ricordare il suo magnifico talento di scrittore, ho scelto un’opera forse non tra le più classiche e conosciute, ma che ritengo essere una delle più rappresentative di un artista indubbiamente legato al tema storico della deportazione, ma non certo limitato ad esso.

Scritta 30 anni dopo il ritorno da Auschwitz, la raccolta di racconti Il sistema periodico, è un mirabile saggio del fondersi e confondersi tra l’attività del chimico e quella dello scrittore, raggiungendo un’inattesa armonia poetica. Nei 21 racconti di cui si compone la serie, Primo Levi narra eventi e aspetti della vita umana, ispirandosi al sistema di classificazione degli elementi chimici redatto nel 1969 da Mendeleev, teoria base della chimica moderna. Ponendo sulle realtà del vivere lo sguardo analitico e preciso del ricercatore scientifico, lo scrittore evoca e affianca ricordi personali, invenzioni fantasiose, riflessioni filosofiche, osservazioni razionali e divagazioni letterarie, in un’infinita catena dove la verità viene materializzata nell’atto creativo dello scrivere, e la materia ne diviene la metafora. Scorrendo la tavola degli elementi, incontriamo personaggi allegorici, compagni di gioventù, di studio e di lavoro dello scrittore, assistiamo alle avventure della sua vita professionale e personale, riviviamo momenti importanti della storia, fino a incontrare, nel capitolo dedicato al Carbonio, una sorta di autoritratto del chimico/scrittore, ricostruito attraverso i fantasiosi ma effettivi percorsi di un atomo di carbonio.
Non manca, neanche in questa raccolta, la memoria di Auschwitz, rivissuta nell’incontro, avvenuto in via epistolare, di Primo Levi con Lothar Muller, ex dirigente della Buna, al quale egli, per farsi riconoscere, invierà l’edizione tedesca di Se questo è un uomo.

Opera indispensabile per avvicinarsi e conoscere questo eccezionale testimone del Novecento, Il sistema periodico è una insolita autobiografia, una coinvolgente analisi storica, e un appassionante saggio sulla complessa profondità del mestiere di vivere. Credo sia inutile chiedersi se il suicidio di Primo Levi sia in qualche modo legato alla sua condizione di sopravvissuto, o alla sua complicata natura creativa, in ogni caso a noi resta la nostalgia dei suoi pensieri e delle sue parole, poiché è una certezza che avrebbe avuto ancora molto da raccontarci.

Dal 18 aprile al 14 ottobre presso il Museo della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà, in corso Valdocco 4/a a Torino, è in corso la mostra Primo Levi. I giorni e le opere, curata da Alberto Cavaglion e Elisabetta Ruffini. Inaugurazione: 17 aprile ore 18 – Orario di apertura: 10/18 dal martedì alla domenica – Ingresso libero – www.museodiffusotorino.it

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One response to “Il sistema periodico

  1. Ho dedciato anch’io un post a questo grandissimo uomo, mi è piaciuto molto il tuo Ciao Giulia