Urlo e Kaddish

di Allen Ginsberg (NET Editore)
Testo inglese a fronte

Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia.

Allen Ginsberg nasce a Newark nel 1926, il padre è un affermato docente di letteratura, la madre, di origine russa, è un’attivista della sinistra americana. L’atmosfera intellettuale e politica in cui vive lo coinvolge presto, tanto da renderlo partecipe alla lotta dei lavoratori sfruttati ed oppressi, in nome dei quali sceglie di divenire avvocato. Ottenuta una borsa di studio alla Columbia University, incontrerà i personaggi, allora sconosciuti, che segneranno la sua esistenza e la storia dell’arte americana: da Jack Kerouac a Neal Cassady, da Lucien Carr a William Burroughs.

Ginsberg, che aveva già scoperto la poesia con la lettura di Walt Whitman, prova il desiderio di sperimentare forme di letteratura alternative e di espandere le sue percezioni attraverso l’utilizzo delle droghe, vera ossessione dei giovani creativi insieme al crimine, al sesso, e ad ogni possibile trasgressione dei codici morali borghesi. Nel delirio provocato dalle sostanze stupefacenti, durante una di quelle che lui e Kerouac chiamavano new visions, sembra che Ginsberg ventiseienne abbia visto comparire il poeta William Blake in un appartamento di Harlem, manifestatosi per esortarlo verso l’arte poetica. Forse anche in seguito a questo evento, il successo arriva, rapido e travolgente, dopo la sua declamazione del poema Howl nella leggendaria Six Gallery Poetry Reading. Bollato di oscenità per la sua chiara presa di posizione a favore dell’omosessualità, il poema, tra i più celebri della letteratura contemporanea, diviene un mito dell’arte prodotta dalla beat generation. La bramosia di avventura di Ginsberg prosegue, dapprima con la sperimentazione dell’LSD, affiancata al misticismo di provenienza orientale, ai viaggi in Tibet ed allo studio delle filosofie orientali e del Libro Tibetano dei Morti, esperienze che lasciano tracce profonde nella sua opera poetica.

Allen Ginsberg, a cui si deve oltretutto l’esecuzione dei reading poetici quali eventi popolari e di grande coinvolgimento e la fondazione di una scuola di poesia, muore nel 1997 a New York. La diffusione della sua poesia in Italia deve molto all’opera di divulgazione e traduzione di Fernanda Pivano.

Howl, Urlo, dedicata a Carl Solomon, è una delle opere più forti e significative del grande poeta americano, una ballata struggente e allucinata, ritratto di un’America “feroce e amata divoratrice dei suoi figli”. Considerata scandalosa all’epoca della sua pubblicazione a causa del linguaggio cruento ed esplicito, viene messa al bando per oscenità, pena in seguito tolta in merito ad un giudice che dichiara l’importanza sociale del poema. Tra le altre opere di particolare intensità, compare Kaddish, una meditazione dedicata alla morte della madre Naomi Ginsberg, ebrea russa, sorta di narrazione poetica, modulata sui ritmi della preghiera ebraica ai defunti, di un rapporto madre-figlio, diviso dalla follia e ricongiunto nei versi.

La tensione drammatica e psichedelica dei versi di Allen Ginsberg li rende oltremodo attuali, in quest’epoca non meno contrastata e fragile di quella del poeta. La sua forza creativa si esprime senza limiti, ora crudele e tagliente, ora trasgressiva e irriverente, ora malinconica. Ed è in questi eccessi sfrenati, mai tenuti sotto controllo eppure portatori di una razionalità quasi ossessiva, che risiede la magnificenza di questo impareggiabile poeta del Novecento. Il testo è accompagnato da una prefazione firmata da Furio Colombo.

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