Il Maestro di Pietroburgo

di J. M. Coetzee (Donzelli Editore)

John Maxwell Coetzee, Premio Nobel 2003, nasce in Sudafrica nel 1940 e, laureatosi in matematica e inglese, si trasferisce a Londra dove lavora come programmatore informatico, per conseguire in seguito un dottorato in letteratura nel Texas con una tesi sul linguaggio inglese nella fiction di Samuel Beckett. Iniziata la carriera accademica, Coetzee non tace mai la propria contrarietá riguardo all’intervento militare americano in Vietnam, e si vede spesso venir negata la cittadinanza americana nonostante le numerose richieste. Tornato in Sudafrica nel 1984, diviene titolare della cattedra di letteratura inglese a Città del Capo fino al 2002. Attualmente lavora all’Università di Adelaide, dove ha conseguito la definitiva cittadinanza australiana.

Inflessibile nella sua critica contro la razionalità e il moralismo apparente della civiltè occidentale, Coetzee è un’autore eclettico ed eterogeneo, nessuno dei suoi libri sembra seguire la stessa direzione o mantenere il medesimo stile, sebbene da un’attenta lettura ne emerga uno sfondo ricorrente: quello delle difficoltà e degli ostacoli incontrati dai protagonisti, e dei loro intricati e complessi viaggi interiori, che si trovano costretti a compiere.

Questa introspezione obbligata diviene ossessiva e struggente per Isaev, il tormentato protagonista de Il Maestro di Pietroburgo, e non potrebbe essere altrimenti considerando che, ritratto dalla mirabile narrazione del Premio Nobel sudafricano, dietro questo falso nome si nasconde Fedor Mikhailovich Dostoevsky, inquieto e angosciato dall’epilessia, dalla morte del figliastro Pavel e dalla passione irrefrenabile, ambigua e duplice verso Anna Sergeevna, padrona di casa di Pavel, e verso la giovanissima figlia di lei.

Giunto da Dresda dove è costretto in esilio, Dostoevesky rientra a Pietroburgo sotto la falsa identità di Isaev, vero padre di Pavel, un ebreo russo sufficientemente sconosciuto perchè egli possa passare relativamente inosservato. Ma la sua innata passionalità, unita alla cornice di mistero che adombra la morte di Pavel, vieta allo scrittore di mantenere la sicurezza dell’anonimato: stabilitosi nell’ex appartamento del figlio, viene coinvolto sui due fronti della relazione intima con Anna Sergeevna, e dell’oscuro intrigo di idealisti clandestini e ribelli e guidato da Necaev, giovane dal fascino selvaggio e violento, amico di Pavel, che, conscio della vera identità di Isaev/Dostoevsky e della sua affannosa ricerca del fantasma del figlio, lo trascina in un gioco dai risvolti oscuri.

Un ritratto inedito dello scrittore sovietico, dove forse compare qualche lieve sfumatura autobiografica dell’autore, e di una città contrastata dalla rivolta popolare e dalla miseria, e un percorso nell’inconscio complicato e appassionante.

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