Non dire notte

di Amos Oz (Feltrinelli)

Che ore saranno?? Si piega verso il buio per guardare l’orologio, trova sì le lancette fosforescenti ma dimentica la domanda. Forse, sta cominciando il processo di lenta discesa dal dolore verso la tristezza. I cani riprendono ad abbaiare, questa volta con impeto, con furia: abbaiano nei cortili e negli spiazzi aperti ma anche dal uadi e oltre, dal buio remoto, dalle alture, cani pastore dei beduini, e cani randagi, avranno fiutato una volpe, ecco un latrato si trasforma in un ululato e un altro gli risponde, penetrante, disperato, come perso per sempre. Questo è il deserto nelle notti d’estate: antico. Indifferente. Vitreo. Né morto né vivo. Presente.
Appena apparso in libreria, si è subito trasformato in un ineguagliabile successo, ma forse sarebbe stato strano il contrario, considerando che il nome dell’autore di questo romanzo di recente pubblicazione è Amos Oz, un grande della letteratura dei nostri tempi, un artista del pensiero e delle parole, capace di dipingere il dramma della storia e della natura umana con i colori lievi e vivaci di una fiaba. Amos Oz è nato aGerusalemme nel 1939 e vive ad Arad. Ha studiato filosofia e letteratura all’Università Ebraica di Gerusalemme ed è autore di narrativa per bambini e adulti e saggista, tradotto in molte lingue ed è famoso in tutto il mondo. Con la sua scrittura, ispirata alla sofferta bellezza della sua terra d’origine, riesce sia a delineare la profonda e fragile complessità dell’anima umana, sia a raccontare il dramma della storia con il coinvolgente linguaggio del narratore.
Non dire notte è una storia intensa e fragile, delicata e passionale, un confrontarsi tra saggezza ed entusiasmo, tra una tranquillità forse apparente ed un’emozione forse solo apparentemente instabile, una storia che svela le infinite policromie dell’anima ed ha come sfondo una terra altrettanto policroma, la terra del suo autore: Israele. Ma, come dichiarato dall’autore stesso nella presentazione italiana dell’opera, la visione di Israele che appare nel romanzo non è quella a cui spesso ci costringe la televisione: non vi sono rappresentati conflitti, manifestazioni di fanatismo, azioni militari, terrorismo, ostilità. Nulla di tutto questo.
Non dire notte è un dialogo incessante e solitario, un confronto tra due voci che in realtà parlano a sé stesse poiché solo nell’introspezione le parole diventano chiare e sincere, la scena è una cittadina del Negev, incastonata nel mistero insondabile del deserto, un deserto che è presenza, viva e percepibile in ogni pagina, metafora inquietante della natura umana costellata di solitudine e di passione, di amore e di tristezza. Protagonista è una coppia legata al tempo stesso da forze uguali e contrarie, Theo, pace disillusa e rassegnata tranquillità, Noa, entusiasmo irrefrenabile e fantasia fluente, il tempo li ha portati ad assumere troppi ruoli reciproci in cui manca, mai citata direttamente ma avvertibile tra le righe, la presenza di un figlio. Intorno a loro, in questa cittadina da cui tutti vorrebbero fuggire ma nessuno ha la volontà, o la convinzione, per farlo, si svolge la loro storia, intrisa di sensualità, di malinconia e di bellezza.
Lui, ex urbanista di successo, ha vissuto intensamente gli anni di guerra e di instabile pace, e ora cede al disincanto, lei, insegnante, molto, forse troppo più giovane, possiede ancora sogni e speranze a cui aggrapparsi. Un romanzo in cui si delinea la struttura, misteriosa e indistinta, della famiglia, l’istituzione più assurda, complicata, tragica e divertente che esista al mondo, mantenuta salda solo dall’arte difficile del compromesso, inteso dallo scrittore come filosofia di vita, non una resa ma un reciproco aiuto, una saggia scelta esistenziale il cui contrario è la disgregazione. Non compaiono mai riferimenti politici, territoriali o di attualità, il mondo rimane racchiuso nella piccola città dove le notti sono agitate dal vento roccioso del deserto. L’unico scontro avviene, indirettamente, tra i protagonisti: saggezza e disillusione a confronto con il rischio di costruire qualcosa di diverso, un antagonismo che diviene obbligato nel momento in cui uno degli allievi di Noa muore di overdose, e giunge il momento di scegliere se sia davvero il caso di impegnarsi per costruire qualcosa.
Incomparabile nel raccontare i conflitti e la desolazione dell’anima, Amos Oz ci rivela come la grandezza dell’amore, la possibilità e la capacità di amare, abbiano in sè il potere di dare significato al tempo, al luogo e alla vita. Un libro dai profondi e complessi contenuti forse più filosofici che narrativi, una scrittura capace di trasmettere la convinzione della possibilità di un’armonia del vivere e di rendere migliore, in qualche modo, l’esistenza. Resta dunque da meravigliarsi se, persino nel corso della presentazione, per quanto l’autore abbia dichiarato come il libro non alluda e non affronti temi riferiti alla politica israeliana, la discussione sia inevitabilmente caduta proprio sull’immancabile dilemma guerra/pace, quasi come ci si trovasse di fronte ad un guerriero e non a un intellettuale per il semplice fatto che sia nato in Israele.
Paese che, peraltro, al di là di ogni discussione e dilemma in cui alcuni perseverano, è popolato da scrittori eccezionali, da lettori appassionati, e da persone che, anche singolarmente, accetterebbero senza troppe esitazioni il “compromesso” della pace.
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One response to “Non dire notte

  1. Lo sto ancora leggendo. E’ delicatezza. Una crisi coniugale può, anzi DEVE, essere delicata, solo così forse potrà risolversi.Ciò che uccide una coppia, ci fa capire Oz, non sono i problemi, ma i modi di affrontarli.E la pagina dell’abbandono dello scimpanzè è poesia pura.