Il castello di Eymerich

di Valerio Evangelisti (Mondadori)

Valerio Evangelisti è nato a Bologna nel 1952, e negli anni ’90, dopo avere pubblicato alcuni libri e numerosi saggi, sceglie di dedicarsi completamente alla scrittura. Le sue opere seguono un andamento ciclico, raramente si compongono di un solo volume, in cui il tema storico di sfondo si frammenta e si ricongiunge continuamente, tra realtà e fantascienza, affiancando mondi paralleli e livelli temporali differenti, con un effetto suggestivo molto forte, impreziosito da ambienti e personaggi di intenso realismo. Oltre a Magus. Il romanzo di Nostradamus, tradotto in nove lingue, credo che Valerio Evangelisti sia debitore in maggior misura del suo successo verso Nicholas Eymerich, protagonista temerario e irriducibile di ormai innumerevoli avventure, la cui personalità, almeno a mio avviso, è risultata imponente al punto da essersi quasi sostituita a quella dello scrittore stesso. Realmente esistito nel 1300, Nicholas Eymerich, domenicano, inquisitore generale del regno d’Aragona, ebbe all’epoca un discreto successo nel portare a compimento importanti processi contro presunti eretici di ogni sorta, e, per quanto possa essere discutibile il ruolo dell’Inquisizione spagnola, a suo modo è stato un personaggio carismatico, influente e determinato.

Nella versione letteraria di Valerio Evangelisti, il combattivo inquisitore si trasforma in un James Bond del medioevo, sempre in missione attraverso luoghi misteriosi, tra insidie e minacce, a volte tra i due fuochi opposti di eserciti nemici. Tanto affascinante quanto glaciale, tanto intelligente quanto spietato, l’investigatore dell’Inquisizione sfida il pericolo e, forte della sua fede e della sua autorità, affronta i suoi doveri superando prove e trappole che attentano alla sua integrità fisica, ma anche morale. Maniaco dell’igiene, e morbosamente avverso al mondo femminile, Eymerich, tra avventure e incontri ora spaventosi ora piacevoli, porta al rogo, o al carcere, o all’esilio, personaggi inquietanti e tenebrosi, colpevoli, secondo le norme inquisitorie, di dissidenza culturale, religiosa o politica, ma spesso anche coinvolti in intricati fenomeni a catena, che legano passato, presente e futuro in una stretta di terrore. Il Castello di Eymerich, uno dei romanzi più trascinanti dell’infinita serie dedicata all’inquisitore, si svolge nel 1369, quando, presso il castello di Montiel, il re di Castiglia Pietro il Crudele è assediato dal fratellastro e pretendente al trono Enrico di Trastamara. Tutto il segreto del romanzo, in cui non mancano colpi di scena drammatici e inattesi, è proprio la fortezza di Montiel, la cui pianta è stata disegnata secondo un progetto antichissimo tracciato dai maestri della Cabala, che sembra infondere vita propria alle sue pareti, e confondere le sue fondamenta in un infinito labirinto di gallerie. E, se è vero che qualcosa di terrificante si nasconde in quella struttura incomprensibile ad attendere il nostro brillante inquisitore, è anche vero che questa volta egli dovrà affrontare un nemico ben più temibile: il sentimento d’amore, splendido e intenso, verso una donna, o forse, più precisamente, verso una mutante somma di immagini che rappresenta tutte le donne.

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One response to “Il castello di Eymerich

  1. apprezzo molto il tuo blog, ciao, Alex