Libri da ardere

di Amelie Nothomb (Robin Editore)

Amelie Nothomb, scrittrice belga di lingua francese nata in Giappone, è un curioso caso letterario, oltre che uno strano personaggio. Pluripremiata e tradotta in 15 lingue, mantenendosi in un equilibrio calcolato tra mistero e mondanità, dal giorno del debutto con Igiene dell’assassino, produce circa un libro all’anno, di certo non sempre splendido, ma senza perdere quell’umorismo caustico e quella cruenta cronaca esistenziale che l’hanno resa famosa, e di cui la più forte materializzazione è, a mio avviso Acido solforico, ovvero Auschwitz trasformata in reality show: scelti durante casting brutali e improvvisi come retate, i personaggi subiscono in diretta azioni di repressione e violenza, selezioni e pubbliche esecuzioni attuate con l’intervento dei telespettatori. Un’ambientazione forse un po’ triste ma di fin troppa chiarezza per disegnare la metafora del nostro tempo.

Libri da ardere è, per ora, l’unico testo teatrale dell’autrice e, tanto alla lettura quanto alla messa in scena, appare inquietante e fortemente drammatico, così privo di vie di fuga per i protagonisti. La scena è una città sotto assedio, in parte già conquistata, situata un luogo astratto e privo di riferimenti geografici, potrebbe essere ovunque e non è importante esserne a conoscenza, poiché l’elemento primario sono gli istinti e le necessità ritornati ad uno stato primordiale, legato alla pura sopravvivenza. In questo quadro sconvolgente si muovono tre personaggi, un intellettuale, professore di lettere e proprietario della stanza in cui il dramma si svolge, dove le pareti sono immense librerie colme di tutta la letteratura umana, ed il suo assistente, Daniel, con l’amante Marina. In un momento in cui la guerra ha distrutto ogni emozione, mettendo a nudo l’essere umano e la sua dura lotta per la vita, e l’immensa collezione di libri del professore non potrebbe essere più inutile, qualcuno avanza l’idea che, forse, un’utilità quei libri possono ancora averla: bruciandoli, si otterrebbe calore. Dapprima, nella fredda desolazione che domina la scena, il rogo dei libri assume il tono di un gioco, offrendo l’inaspettata occasione di scegliere quali sono le opere odiate, che meritano di essere incenerite per prime, poi, ora dopo ora, le fiamme divampano, e si prendono tutto, fino al momento in cui, contro uno sfondo da Fahrenheit 451, viene bruciato anche l’ultimo libro, togliendo alla letteratura ogni valore e riducendola a combustibile, priva di sentimenti, di emozioni, di memoria e di creatività. Cancellato e dissolto quest’ultimo desiderio di fantasia, di sogno e di ricordo, non resta altro che attendere la fine.

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