Il filo e le tracce

di Carlo Ginzburg (Feltrinelli)

Carlo Ginzburg, figlio di Leone Ginzburg e Natalia Levi, è nato a Torino nel 1939, ed insegna Storia delle culture europee a Pisa. E’ stato docente a Bologna, in California e a Los Angeles, ed i suoi libri sono tradotti in oltre venti lingue. Senza ombra di dubbio, è lo storico italiano più conosciuto sia in patria che all’estero. Tra le sue particolarità, vi sono quella di percorrere la storia passando attraverso la vita di personaggi non di primaria importanza, di seguire parallelamente il corso del passato e del presente, e di essere un attento osservatore delle credenze popolari, legate più o meno alle tradizioni religiose. Insomma, a mio avviso, è un grande, uno degli celebri nomi del Novecento culturale.

In questo saggio, o meglio, in questa raccolta di saggi, assistiamo ad una vera e profonda riflessione sul ruolo e sull’identità dello storico ai nostri giorni, e su quanto tra le sue mani possa pesare il valore della verità. Nello scorrere delle pagine, non esistono vie fuga per nessuno: scrittori e intellettuali, sciamani e ricercatori, poeti e personaggi letterari, scenari storici e ambienti narrativi che comunque riflettono la storia. Montaigne, Stendhal, Byron, Auerbach, Flaubert… La rilettura del pensiero di questi e di altri “storici” personaggi descrive e illustra, spietatamente e magnificamente, la mutevole relazione tra vero, falso, e apparente. Il rapporto tra fiction e romanzo storico viene rivisto come una rivendicazione della realtà: scandagliando il fondo dei testi emergono voci incensurate, testimonianze involontarie, frammenti di verità ora insignificante, ma determinante nel momento in cui era stata scritta. Il compito degli storici è, secondo Aristotele, narrare il vero, quello dei poeti narrare il possibile, ma il vero è una meta, non un inizio: ruolo dello storico è quello di trovare il percorso tra l’intrico di vero e falso che compone l’arte di vivere. Bellissimo, direi da non perdere.

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