Opera sull’acqua e altre poesie

Le acque sono mandrie guidate dal fischio di un guardiano del vento. Passi a calcagno calmo di prigionieri senza inseguitori, sopra il palmo incallito del deserto, una nuvola stesa, stretta, lunga, guida il verso del viaggio e stende sulle spalle il riparo di un’ombra. Di notte una colonna ardente placa il freddo, custodisce il sonno e l’orizzonte.

Erri De Luca, scrittore, poeta e alpinista napoletano, è un personaggio enigmatico e sorprendente, uno spirito creativo eclettico e profondamente intellettuale, ricco di intensi colori e degli abbaglianti lampi d’emozione che solo il suo paese è in grado di dare. Militante, appena diciottenne, nel movimento di estrema sinistra Lotta Continua guidato da Adriano Sofri, in seguito lavora come operaio alla Fiat e come muratore e camionista nei cantieri di Africa, Francia e Italia. Giornalista politicamente molto impegnato, collabora a diverse testate, tra cui Il Manifesto, dove compaiono spesso i suoi articoli di opinione. Le sue opere attraggono i lettori per lo stile fantasioso, le tinte dolci e aspre al contempo, e un vago senso di malinconia, di dolore sottile e profondo, una sorta di sofferenza dell’anima. Per quanto non credente, ha intrapreso di recente la strada dello studio e dell’esegesi dell’ebraico, assumendo un tono di sacralità anche nella scrittura, e scegliendo di tradurre i libri dell’Antico Testamento.

Opera sull’acqua e altre poesie, rappresenta l’esordio lirico dello scrittore partenopeo, versi toccanti e splendidi, spesso duri e taglienti, dove il valore poetico trascende sè stesso in un succedersi di riflessioni profonde, in cui l’acqua è il tema dominante, elemento sacro e primordiale, che la Genesi dichiara creato ancor prima della luce e, a mutare in continuazione, è invece la scena di sfondo, passando dalla metafora, alla religione, all’attualità, alla storia, al suono roccioso e vibrante delle parole dei testi sacri, le lettere dell’ebraico che acquistano valore di vita, di bellezza e di potere. Con la loro melodia d’acqua, i versi di Erri De Luca raggiungono gli strati più profondi dell’anima, disegnano luoghi e scene dove realtà e visione si confondono, che sia Belgrado colpita dalla guerra, o la parete di roccia scintillante in un’arrampicata sulle Alpi. Un’acqua misterisa e antica, simbolo dell’origine della vita, e del desiderio innato che l’uomo avverte da sempre dentro di sè: poter lasciare la terraferma, fosse anche solo con il pensiero, e prendere il largo, verso l’orizzonte.

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