Il ragazzo morto e le comete

di Goffredo Parise (Adelphi)

Nato a Vicenza nel 1929, Goffredo Parise, figlio di padre sconosciuto, acquisisce il cognome solo in seguito, dopo il matrimonio della madre con il giornalista Osvaldo Parise, avvenuto nel 1937. Appena quindicenne, Goffredo partecipa alla resistenza, e dopo la guerra, al termine del liceo, si iscriverà a diversi indirizzi universitari senza grande entusiasmo, iniziando nel contempo a collaborare per alcuni quotidiani, tra cui il Corriere della Sera. Nel 1950, dà una svolta alls sua vita, scegliendo di dedicarsi completamente alla narrativa, e nel 1963 pubblica il romanzo La grande vacanza, ricevendo l’elogio di Eugenio Montale. La sua scrittura si estende attraverso innumerevoli mondi paralleli, dalle atmosfere surreali d’esordio al realismo, di cui ne è magnifico esempio la trilogia veneta Il prete bello. Nelle sue narrazioni, la vita quotidiana rivela i suoi aspetti più insoliti, mutevoli e sorprendenti: dalle emozioni in elenco alfabetico dei Sillabari, Premio Strega 1962, alla violenta sensualità del romanzo L’odore del sangue.

Presentato dall’autore, ventenne e sconosciuto, nel 1950 all’editore Neri Pozza, Il ragazzo morto e le comete è un romanzo dalla costruzione complessa, intricata e romantica e dal ritmo intenso e nostalgico di una poesia, e all’epoca non riesce ad essere compreso, nè ad avere successo. Nei brevi capitoli del libro, compaiono e svaniscono personaggi favolosi, malinconici e sfuggenti, che si muovono e si confondono attraverso luoghi reali ma colmi d’ombre oniriche e fantasiose, soffitte, cantine, canali e portici vibranti d’acqua e di illusione, in un tempo indefinito ma segnato dalle tracce di una guerra appena trascorsa. Questo scenario dove la dolcezza della fiaba si unisce al dramma della quotidianità, è il mondo del ragazzo di quindici anni, del suo amico inseparabile Fiore, che continua a cercarlo, non rassegnandosi alla sua morte, e dei loro magici e suggestivi incontri: Squerloz, il padre di Abramo, che costruisce barche e vive in una cantina in compagnia di una civetta, un barbagianni e un topo, Antoine, che vola in pallone e suona il clavicembalo, vestito di raso azzurro, Edera, ragazza bionda, ingenua e misteriosa, Leopolda e Massimino, morti e ritornati apparentemente a vivere, assaliti da strane e infinite malattie, Harry Goetzl, solitario e deluso superstite di una corte rabbinica sopravvissuta allo sterminio ma non alla dissolutezza e al peccato. Un mondo splendido, incantato e triste, dove sogni e visioni prendono forma, insinuandosi anche tra i nostri pensieri, e facendone la loro dimora.

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