Le variazioni Reinach

di Filippo Tuena (Rizzoli)

Bisogna provare tutto. Essere i primi, e gli ultimi.

In un’affascinante Parigi del primo Novecento, inondata di gioioso entusiasmo, di seducente mondanità, di arte e di poesia, tra le giornate trascorse a passeggiare lungo i viali e la sottile raffinatezza dei salotti, vivono Léon Reinach e la moglie Beatrice de Camondo, entrambi discendenti da famiglie di intellettuali e collezionisti dell’alta società ebraica parigina, celebri per le loro donazioni di opere d’arte che daranno vita a due splendide case-museo: il Museo Nissim de Camondo di Parigi, e la Villa Kérilos a Beaulieu. Insieme ai loro due figli, Léon e Beatrice rappresentano il fascino culturale della loro epoca: lui musicista per diletto, lei ricca ereditiera con la passione per i cavalli, la loro vita si svolge, splendida, giorno dopo giorno, tra la letteratura, la musica, e le ville della Costa Azzurra, fino al momento in cui verrà travolta e annientata, quasi d’improvviso, dall’occupazione nazista, dagli espropri e dalle deportazioni. Per Léon e la sua famiglia, l’era dei palazzi di Parigi è giunta al termine: non sfuggiranno, nè sopravviveranno, all’orrore di Auschwitz. Ma, nonostante tutto, Léon Reinach non dimentica mai di essere un compositeur de musique: come tale si identifica all’ingresso di Auschwitz, e la sua musica “dolce e ribelle” non passerà inosservata nemmeno nell’inferno di un lager. Sullo sfondo di un incontro surreale e immaginario, avvenuto, tra il sogno e la visione, nella casa di Beatrice divenuta museo, lo scrittore romano Filippo Tuena, attraverso le pagine del romanzo Le variazioni Reinach, ricostruisce, attraverso i frammenti ritrovati dopo lunghe ricerche, la storia della famiglia di Parigi, e di quell’unico spartito sopravvissuto dopo la morte di Léon, e ritenuto erroneamente perduto per sempre. Romanzo storico, saggio di estetica e ricerca del tempo perduto, l’opera di Filippo Tuena affronta il tema della Shoah con il rigore dell’indagine e la dolcezza della letteratura.

La Sonata per pianoforte e violino in re minore di Léon Reinach (1893-1944):, non è mai andata veramente perduta: riscoperta negli anni Cinquanta e poi dimenticata di nuovo, viene rinvenuta in una biblioteca americana, e registrata dalla pianista Maria Pia Carola. Il 28 gennaio, alle ore 11.30, presso la Triennale di Milano (Via Alemagna), nell’ambito delle celebrazioni dedicate al Giorno della Memoria, Maria Pia Carola eseguirà la composizione di Léon Reinach accompagnata dal violinista Claudio Marzorati, con l’intervento dello scrittore Filippo Tuena.

Advertisements

Comments are closed.