Ebrei senza denaro

9788884908650di Michael Gold (Baldini Castoldi Dalai)

Quando il Messia verrà in America, farà bene ad arrivare in una bella automobile, con una dozzina di domestici. Se arriva qui su un cavallo bianco, la gente lo prenderà per un altro povero emigrante.

Michael Gold non appartiente alla rosa dei grandi e noti scrittori americani di matrice ebraica, ma questo splendido romanzo/diario, scritto negli anni Venti e pubblicato una decina d’anni più tardi, visse un enorme successo e, tradotto in moltissimi paesi, rese nota a tutto il mondo la vita di miseria e di degrado del Lower East Side di Mahattan, dimora americana degli immigrati.

Tradotto in Italia un’unica volta, nel 1934, e ripreso attualmente da Baldini Castoldi Dalai, il romanzo descrive, in brevi capitoli di grande realismo, con il ritmo narrativo caratteristico della letteratura yiddish, il mondo di miseria, di degrado, di disoccupazione e di delinquenza dei quartieri bassi, in cui le famiglie più povere, in prevalenza immigrati di etnie diverse, non solo ebrei ma italiani, neri, irlandesi, cercano di sopravvivere e di difendersi, in condizioni estreme e spesso rese invivibili dall’odio, dalle rivalse e dalla promiscuità. Le scene ritraggono episodi vissuti in famiglia o nelle strade, avventure comiche o incidenti drammatici, dipingendo con nitida precisione strade fangose, palazzi lugubri, personaggi eccentrici e pittoreschi, bande di ragazzini, prostitute, rabbini, commercianti, ambigui imprenditori, eternamente impegnati alla ricerca di un lavoro, di una casa, e di ogni possibile espediente per poter vivere.

Con un impeto passionale e fortemente autobiografico, l’autore racconta le difficoltà quotidiane della sua famiglia, le delusioni, la sfortuna del padre, che non troverà mai la decantata ricchezza dell’America, la violenza, la discriminazione razziale e i pregiudizi di cui gli ebrei sono spesso vittime, e la disperazione che incombe sulle famiglie di immigrati, disincantate da una realtà ben differente dalle loro aspettative. Un quadro caotico da cui emerge la figura della madre, dotata di una dignità non comune, di un senso di giustizia incorruttibile, e di una tranquillità a cui tutti fanno ricorso.

Manifesto dei lavoratori oppressi, e denuncia del loro sfruttamento, il libro si chiude sull’invocazione ad un Messia non religioso, ma rappresentato dalla rivoluzione contro il capitalismo. Michael Gold, il cui vero nome era Irwin Granich, giornalista impegnato attivamente nel Partito Comunista, lottò tutta la vita per questa rivolta operaia, ma, morto nel 1967, non riuscì mai a vederla realizzarsi.

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