Le botteghe color cannella

di Bruno Schulz (Einaudi)

Io le chiamerò botteghe color cannella, dal colore delle brune boiseries che le rivestono.

Per quanto, a mio avviso, dovrebbe ricevere un’attenzione assai maggiore, Bruno Schulz, insegnante di disegno a Drohobycz, scrittore e amico di Witkiewicz e Gombrovicz, rappresenta, insieme ad essi, la massima espressione della letterattura polacca del Novecento. I suoi scritti vengono rapportati per diversi aspetti all’opera letteraria di Kafka, e in alcuni tratti, come affermato da Isaac Bashevis Singer, dimostrano una forza espressiva ancora più intensa e affascinante. Nato nel 1892, Bruno frequenta l’Accademia di Belle Arti di Vienna, ma in seguito non si allontana quasi mai da Drohobycz, dapprima si dedica alle arti figurative, poi la sua forte creatività prende la strada della scrittura. Oltre a una serie di lettere e a diversi frammenti, di lui rimangono le due celebri raccolte di racconti, Le botteghe color cannella e Il sanatorio all’insegna della clessidra, seguiti da un racconto “conclusivo”, La cometa. Lettere, dipinti, disegni e il romanzo Il Messia, a cui stava lavorando negli ultimi anni, sono andati persi, scomparsi nella disfatta causata alla Polonia dall’occupazione tedesca e sovietica. Durante gli anni di guerra, Bruno, di famiglia ebraica, viene segregato nel ghetto cittadino, e sebbene disponga di amici e di mezzi per fuggirne, sceglie di rimanere, sicuro della protezione di un ufficiale della Gestapo che gli commissiona affreschi e opere d’arte, ma, purtroppo, nel 1942, viene ucciso da un altro SS, per motivi di vendetta personale verso il suo protettore. Seppellito nel cimitero ebraico, scomparirà per sempre insieme ad esso, e il suo corpo non verrà mai ritrovato, quasi avesse voluto seguire quella malinconica e misteriosa sorte che si manifesta spesso nei suoi scritti.

Misantropo, scontroso, ritenuto eccentrico, Bruno crea le sue storie dapprima come poscritti nelle lettere inviate alla poetessa Debora Vogel, e in seguito, con l’aiuto di un’altra scrittrice, Zofia Nalkowska, Le botteghe color cannella diverranno una raccolta di ipnotici e fantasiosi racconti. In questa abbagliante galleria di colori, dove l’ironia, il gioco, la magia e l’incanto prendono il posto del reale e del quotidiano, Bruno trasforma i propri ricordi d’infanzia in un incessante succedersi di metamorfosi e di prodigi, dove il mondo del passato si ricostruisce negli occhi di Josef, io narrante dei racconti ed alter ego dello scrittore, con il fascino di un sogno caleidoscopico e mutante. Protagonista assoluto e demiurgo di questo mondo fantastico, accompagnato da una girandola di personaggi pittoreschi e surreali, è Jakub, padre di Josef, titolare di un negozio di stoffe, che nella sua trasposizione letteraria offre un continuo spettacolo tra illusionismo e commedia, dove ora è un clown, ora un folletto, o ancora, rammentando Kafka, si trasforma in insetto o in condor, in scarafaggio o in gambero, rimpicciolisce e scompare nei nascondigli dell’appartamento, alleva strani e imprevedibili volatili, rivela alle sue stupite lavoranti un’assurda e grottesca seconda Genesi, in cui anche i riferimenti biblici assumono un tono di teatrale comicità, tra la storiella chassidica e la fantascienza. Un mondo splendido e variopinto, ricco di dolcezza e sensualità, in cui i prodigi in casa di Jakub e Josef si susseguono al punto da divenire norma, e scorrono senza alterare troppo l’andamento dei lavori di casa. Einaudi ha raccolto tutte le opere letterarie di Bruno Schulz in un volume abbastanza facile da reperire, e indispensabile per conoscere un grande scrittore dalla vita breve e drammatica, ma dai pensieri lievi, fragili, profondi e coloratissimi.

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