Il sogno della Camera Rossa

di Cao Xuequin (Einaudi)

Romanzo d’amore e di magia, e metafora della società cinese del 1700, Il sogno della Camera Rossa è uno dei più grandi classici della letteratura cinese, e dei 120 capitoli di cui è composto, almeno i primi 80 si attribuiscono con certezza a Ts’ao Hsuehch’in, un mandarino nato in una nobile famiglia che, a causa di una confisca delle proprietà da parte dell’imperatore Ch’ien Lung, si ritrova ad un certo punto a cadere completamente in miseria. A seguito di questa triste esperienza, Ts’ao Hsuehch’in si rifugia nella scrittura, e riesce a dare vita a questo splendido romanzo dove, nell’inesorabile decadenza della famiglia di Pao Yu, il protagonista, ritrae in parte la sua stessa storia. La trama segue un intreccio complesso, in cui i personaggi, in un gioco di incontri e complicate relazioni, entrano ed escono continuamente di scena con un mirabile e finissimo lavoro di ritratto psicologico e scenografico. L’opera, conosciuta in origine anche con il titolo di Storia della Pietra, contiene un’allegoria metafisica visibile all’inizio e alla fine ma comunque sempre incombente, e in tutto il resto della narrazione si muovono oltre 700 personaggi che rivestono i ruoli sociali dell’epoca, dai nobili ai politici, dagli inservienti ai monaci, dai mercanti ai contadini, in un succedersi di scene e ambienti raffiguranti la vita quotidiana sotto la dinastia Qing, cerimonie nuziali e funerali, botanica e medicina, teatro e opera, dove la delicata storia sentimentale di Pao Yu, il giovane favorito dal destino poiché nato con una pietra di giada in bocca, diviso tra le due cugine Gioiazzurra e Pao Ch’ai, scorre tra momenti di serenità e di tristezza, fino alla sventura e alla decadenza della famiglia. Scritto quasi per gioco, come affermava l’autore, per ingannare la noia delle sere di pioggia, il romanzo segue un ritmo in cui poesia, introspezione, amore e sofferenza si confondono nel piccolo mondo racchiuso nel Giardino della Grande Vista, dominati dal mistero del sovrannaturale e da un’atmosfera di ispirazione vagamente taoista in cui vero e falso, sogno e realtà, meraviglia e disincanto si scambiano di posto trascinando il lettore in un interminabile gioco di specchi. Paragonabile ai grandi classici occidentali, come potrebbero essere le opere di Dostoevskij, Proust o Goethe, Il sogno della Camera Rossa rappresenta forse l’espressione più elevata del romanzo cinese, ed indubbiamente, per un lettore europeo, un’esperienza davvero indimenticabile.

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One response to “Il sogno della Camera Rossa

  1. arts83@virgilio.it

    L’ho trovato molto bello. Mi ricorda il Genji Monogatari, anche se quello mi è piaciuto di più e l’ho trovato più scorrevole.