Running dog

di Don DeLillo (Einaudi)

Era un corso sulla morte. Su come morire di morte violenta. Su come venire uccisi dai propri compagni, in segreto, senza rancore.

Don De Lillo nasce nel Bronx nel 1936, figlio di italiani emigrati dal Sud dopo la prima guerra mondiale. Vissuto in un ambiente abitato in prevalenza da italoamericani, dopo gli studi lavora come pubblicitario, ed inizia ad interessarsi all’arte, alla musica jazz ed alla scrittura: il suo primo romanzo, Americana, pubblicato nel 1971, verrà tradotto in italiano soltanto nel 2000. Negli anni Ottanta, dopo aver viaggiato in Medio Oriente, India e Grecia, produce le sue opere di maggior rilievo e, insieme ad autori come Thomas Pynchon e Paul Auster, rappresenta attualmente l’immagine letteraria dell’America di fine millennio. Grandissimo osservatore della società, sa cogliere ogni particolare dell’immaginario collettivo, restituendo un ritratto preciso e limpido di quelle visioni costruite dai media, dalle forze politiche e religiose, dagli intrighi di potere, al punto che a parere di molti, per conoscere l’immagine e la voce della contemporaneità americana, è d’obbligo leggere Underworld.

Don De Lillo scrive il romanzo Runnin dog, un thriller storico/politico in cui non mancano le costruzioni metaforiche e visionarie, nel 1978, ma in Italia arriva nel 1991 in una prima traduzione edita da Tullio Pironti dal titolo Cane che corre. In seguito, nel 2005, Einaudi ne propone una seconda versione, mantenendo il titolo originale, e scegliendo una traduzione più “morbida” e letteraria. L’intreccio complesso e inquietante del romanzo, mostra già l’inequivocabile stile che in seguito diverrà il segno di riconoscimento dello scrittore. Nel 1945, a Berlino, in un bunker nascosto sotto la cancelleria del Reich, sembra si siano svolte le ultime folli divagazioni, tra erotismo e gioco perverso, di Adolf Hitler e dei suoi maggiori collaboratori, appena pochi giorni prima del crollo della Germania. L’orgia nazista viene ripresa in un filmato, attorno al quale si svolge la storia, in un travolgente intricarsi di spionaggio, violenza, sesso e corsa al potere che avviene a distanza di oltre 60 anni dalle fantasie erotiche di Hitler. Trovato morto in circostanze oscure e scabrose il proprietario dell’unica copia del filmato, ha inizio una caccia spietata e senza esclusione di colpi, partita da una galleria specializzata in arte erotica, in cui i personaggi desiderosi di mettere mani e occhi sulla pellicola, che, tra l’altro, nessuno ha mai visto, si dimostrano disposti a tutto pur di essere i primi spettatori di quella che viene definita la massima dimostrazione della decadenza del secolo. Un’affascinante giornalista della rivista Running dog bramosa di scandali politici, un gallerista immerso nel traffico della pornografia, un agente segreto infiltrato tra gli adepti di un senatore appassionato di arte erotica, un ex agente della Cia reduce della guarra in Vietnam, si inseguono tra compromessi, relazioni intriganti, giochi di seduzione e colpi di scena creati abilmente dal grande maestro della narrativa, cercando di strapparsi ogni elemento atto a raggiungere l’ambita preda. Smania di potere, desiderio, conflitto umano e storico si alternano a brevi ma forti momenti di vuoto interiore e malinconia, sullo sfondo dell’America del dopo Vietnam, componendo un thriller dall’altissima carica emotiva. Deludente si rivelerà soltanto, infine, il famoso filmato, simbolo del crollo di un Terzo Reich ormai divenuto ridicolo e grottesco.

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