Cinque storie ferraresi

di Giorgio Bassani (Einaudi)

Giorgio Bassani è indubbiamente tra le più rilevanti figure di intellettuali e scrittori del Novecento italiano, costretto a subire il destino di questo secolo tanto tragico quanto culturalmente affascinante. Nato da una famiglia ferrarese di origine ebraica e di estrazione sociale elevata, in giovane età mostra le doti di un futuro pianista, ma a diciassette anni, d’improvviso, rinuncia a questa passione e segue la strada della letteratura, avvantaggiato dal poter frequentare la biblioteca e la casa di Giuseppe Ravegnani, grande letterato ferrarese. Rompendo la tradizione famigliare, tramandata da diverse generazioni, della professione medica, Giorgio si iscrive alla facoltà di lettere di Bologna, tra i suoi amici vi sono lo scrittore Giuseppe Dessì e il critico Claudio Varese, e il suo ideale più alto è Benedetto Croce. Nel 1940, con l’avvento delle leggi razziali e dell’occupazione tedesca, pubblica il suo primo libro, Città in pianura, firmandosi con lo pseudonimo di Giacomo Marchi e, lasciate le amicizie letterarie, inizia a svolgere una segreta militanza antifascista entrando successivamente nel Partito d’Azione guidato da Carlo Ludovico Ragghianti. Terminati gli anni di guerra e di sterminio, in cui vede morire amici, famigliari e parenti, Giorgio si dedica all’attività di intellettuale e scrittore pubblicando racconti e poesie, spesso a sfondo autobiografico. Nel suo primo romanzo Il giardino dei Finzi-Contini, Premio Viareggio 1962, egli ricostruisce l’intero mondo in cui è vissuto: la Ferrara del fascismo, della dittatura e della discriminazione raccontata con lucidità razionale e filosofica, tra storia e letteratura.

Le Cinque storie ferraresi, Premio Strega 1956, vengono riproposte da Einaudi nella versione rivista ed approvata dall’autore. Si tratta di cinque racconti tragici e realistici, narrati con una nitidezza malinconica, profonda e struggente, con cui lo scrittore evidenzia il volto più oscuro, spietato e repressivo del regime fascista, senza tacere le colpe diffuse tra il popolo, come l’ipocrisia e l’opportunismo. Dalla ragazza madre Lida, incapace di amare veramente l’uomo che la ama e la prende in sposa, al medico ebreo Elia, scienziato solitario e riflessivo che sceglie una moglie cattolica di famiglia contadina, da Geo Josz, inatteso sopravvissuto ritornato dal lager, che la città non riesce a riconoscere e ad accettare, a Clelia Trotti, anziana militante socialista morta in carcere durante l’occupazione nazista, al farmacista Pino, paralitico, testimone silenzioso della ferocia esercitata contro gli antifascisti in una notte del dicembre ’43: cinque storie indimenticabili che, nella loro limpidezza drammatica e toccante, lasciano una traccia profonda nella letteratura italiana e nella storia del Novecento.

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One response to “Cinque storie ferraresi

  1. paolo ferrucci

    Quest’estate, ad agosto, ho letto tutto il “Romanzo di Ferrara” di Bassani. Lo leggevo sotto gli alberi, mentre la nuova gattina che abbiamo adottato mi saltava in grembo e correva per i prati.Una lettura rivelatrice, che mi ha fatto ritrovare atmosfere che non ricordavo più (qualcosa avevo letto da adolescente); ho scoperto che quello stile e quell’impostazione intellettuale sono il mio riferimento.E ho anche scoperto che molti di noi, da ragazzi, hanno avuto una Micòl da amare.