Con gli occhi di un bambino

di Lev Razgon (Tranchida)

O forse, in un futuro a me sconosciuto, il mio racconto semplice e innocente interesserà un qualche collezionista di ricordi di testimoni di quel tempo fuori dall’ordinario. In poche parole, non ho idea di quale sarà la sorte di questo quaderno. Per ora, mi congedo da mia figlia. Ti protegga quel Dio in cui io non credo.

Lev Razgon nasce in Bielorussia, a Gorki, nel 1908. Arrestato e deportato all’età di 30 anni, nel periodo del regime stalinista, trascorre 17 anni della sua vita tra carcere e Gulag. Tornato in libertà nel 1955, oltre a svolgere un’intensa attività di scrittore, lavora insieme a Sacharov per la raccolta di documenti riguardanti il terrore della dittatura di Stalin e prende parte alla Commissione di Grazie e Giustizia di Eltsin per l’abolizione della pena di morte.
Morirà nel 1999.

Con gli occhi di un bambino non nasce direttamente come romanzo, ma sembra derivare da un diario perso e poi ritrovato, redatto dallo scrittore negli anni cinquanta, durante la detenzione, dove, rivolgendosi alla figlia, narra la sua infanzia e la sua giovinezza trascorse nel piccolo paese di Gorki, con la speranza che ella possa comprendere le origini e l’identità del padre, dal quale vive separata a causa del regime stalinista. Ispirandosi ai grandi temi della tradizione lettararia del Novecento, il racconto di Lev Razgon riunisce in sè il carattere del diario del lager con la rievocazione della tradizione ebraica della propria famiglia, chiudendosi nel finale sulla visione contemporanea e quasi onirica di Gerusalemme. La narrazione trae la propria bellezza da quell’atmosfera di incanto che permane in ogni frammento di memoria: il fascino misterioso delle feste tradizionali, la tranquilla dolcezza della casa e della famiglia, la guerra civile e il carismatico potere sovietico, a cui, inizialmente, tutti prendono parte con entusiasmo, fino al dramma del regime di Stalin prima e dell’avanzata nazista dopo, e delle conseguenti discriminazioni e persecuzioni. Nonostante i momenti drammatici, non viene mai a mancare la poetica e nostalgica dolcezza del ricordo, la cui forza emotiva supera la rabbia e il risentimento. Oltre alla forte carica sentimentale, il libro di Lev Razgon regala anche un interessante e coinvolgente percorso storico del Novecento.

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