Follie di Brooklyn

di Paul Auster (Einaudi)

Stavo cercando un posto tranquillo per morire. Qualcuno mi raccomandò Brooklyn e cosí la mattina dopo partii dalla contea di Westchester e andai fin là per fare un sopralluogo. Non ci tornavo da cinquantasei anni, e non ricordavo nulla. I miei genitori avevano lasciato la metropoli quando avevo tre anni, ma l’istinto mi richiamò nel quartiere dove avevamo vissuto, trascinandomi come un cane ferito verso il luogo natio. Un agente immobiliare della zona mi mostrò sei o sette appartamenti brownstone, e prima che finisse il pomeriggio ne avevo preso uno in affitto – piano-terra, due camere da letto e un piccolo giardino privato – in First Street, ad appena mezzo isolato da Prospect Park. Non avevo idea di chi fossero i miei vicini e non me ne importava. Lavoravano tutti dalle nove alle cinque e nessuno aveva bambini, quindi il palazzo era relativamente silenzioso. E io, questo desideravo più di ogni altra cosa. Una fine silenziosa per la mia vita triste e ridicola.

Nato a Newark nel 1947, Paul Auster è uno dei più importanti scrittori americani contemporanei, autore di romanzi, saggi, poesie, sceneggiature, testi teatrali e traduzioni. Poeta fin dall’adolescenza, debutta nella narrativa con L’invenzione della solitudine, scritto dopo la morte del padre. Il suo stile letterario sobrio, diretto e costellato di ironia, lo avvicina ad autori come Faulkner e Steinbeck. Profondi temi esistenziali, come la solitudine e la disillusione, compaiono tra le sue pagine, magistralmente frammiste alle avventure dei personaggi, soggetti agli imprevedibili colpi di scena del destino. Follie di Brooklyn possiede il ritmo e l’atmosfera di una commedia di Broadway, in cui i protagonisti si muovono nei quartieri popolari della città americana, gli stessi quartieri in cui ha vissuto lo scrittore, percorsi da personaggi tanto anonimi quanto pittoreschi: artisti, operai, immigrati. Ed è in questo scenario policromo e vivace che Nathan Glass, ex venditore di polizze vita, reduce da un matrimonio fallito e minacciato da una malattia terminale, giunge convinto di aver trovato il luogo adatto per morire in pace. Ma il destino contraddice la sua decisione, regalandogli non solo il miracolo della sopravvivenza, ma un caleidoscopico succedersi di incontri e di eventi in cui il senso del sopravvivere assume un tono sorprendente e spettacolare. Dal casuale ritrovamento del nipote Tom, brillante accademico ora ridotto a commesso di una libreria, a cui Nathan cerca di restituire l’antico entusiasmo intellettuale, la storia, pagina dopo pagina, intrecciandosi alle parallele storie del quartiere, si arricchisce di nuovi personaggi: dal padrone della libreria, ex detenuto per truffa ricattato da un amante, alla nipotina di Nathan, che compare all’improvviso alla sua porta, senza parlare e senza rivelare il motivo della sua presenza, trascinando Nathan e Tom in un’avventurosa ricerca della verità, e così via via in una serie a catena di accadimenti, in cui i due personaggi, zio e nipote, avranno modo di ricostruirsi una vivace e romantica commedia dell’esistenza. Che avrà termine, però, all’11 settembre 2001. Uno splendido ritratto della casualità della vita, e delle innumerevoli sfaccettature dell’essere umano, sullo sfondo di un’America fragile e affascinante.

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