Suite francese

di Irene Némirovsky (Adelphi)

Si levò il berretto da ufficiale (l’ultimo gesto da civile, forse, pensò Lucile con un sentimento struggente di tenerezza e di pena), le prese le mani. Prima di baciarle, vi appoggiò per un istante la guancia con un movimento dolce e imperioso insieme: una presa di possesso? Un tentativo di segnarla indelebilmente con la fiamma di un ricordo? 

“Addio”, le disse. “Addio. Non la dimenticherò mai”.
Lei non rispose. Quando la guardò, lui vide che aveva gli occhi pieni di lacrime. Distolse lo sguardo.

Suite francese, la grandiosa opera postuma di Irene Némirovski, venne concepito dall’autrice con il tempo musicale di una sinfonia a cinque movimenti, giocata magistralmente, con ironia, grazia e lucidità, tra il crescente incombere del dramma storico della guerra e le sconvolgenti raffiche di tempesta delle passioni umane. Ma, purtroppo, a noi non è stato concesso di andare oltre i primi due “movimenti” del romanzo, composti dalla scrittrice in una sorta di delirio frenetico, pochi mesi prima di subire l’orrore della follia nazista, e di veder terminare la propria vita ad Auschwitz. Nativa di Kiev, di famiglia ebraica, rifugiatasi prima in Finlandia, poi in Svezia, infine in Francia, Irene non riesce a sfuggire alle persecuzioni, ma, in qualche modo, le sue due figlie sopravvivono, e con loro i manoscritti della madre, che loro avranno il coraggio di decifrare e di leggere solo 50 anni più tardi. Nonostante l’angosciante incompiutezza, l’opera letteraria di Irene è un raro e prezioso capolavoro, un lavoro d’intaglio e d’incisione, un gioiello d’oro cesellato con un realismo limpido ed elegante, per ritrarre luoghi e volti, emozioni e sentimenti. La guerra, e gli eventi legati ad essa, non compaiono mai in primo piano, se non raramente e di sfuggita, mentre, al contrario, come affermato dall’autrice stessa, protagonista è la vita di ogni giorno, la commedia umana in ogni sua sfumatura, tra disperazione e rabbia, invidia e arroganza, ipocrisia ed entusiasmo, amore e malinconica dolcezza. E, se la prima parte del romanzo, Tempesta di giugno, ritrae un policromo intrecciarsi del destino tra i personaggi romantici e pittoreschi di una Parigi borghese ed evanescente, stretta nell’occupazione tedesca, nella seconda parte, Dolce, la guerra sembra essere tanto distante quanto minacciosa nella nostalgica quiete del delicato amore tra Lucile e il giovane tenente tedesco che occupa la sua casa, un amore destinato a rimanere incompiuto, sospeso e incatenato nell’aria di un addio verso il fronte russo, e verso la fine.
Un’opera splendida e doppiamente commovente per la tragica fine dell’autrice, a cui è impossibile non rivolgere il pensiero.

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3 responses to “Suite francese

  1. Da tempo pensavo di leggere quest’opera… e ora credo proprio che lo farò.Grazie, a prestoSimona

  2. Recentemente ho letto David Golder, terribile nella sua assenza di veli consolatori. Mi riprometto di leggere Suite francese.

  3. Ho scritto anch’io due post sulla bravissima Némirovsky e per Suite francese ho messo un link a questa tua recensione. Ciao da Gabriella :-)http://nonsoloproust.splinder.com