Labilità

di Domenico Starnone (Feltrinelli)

Era in terza fila accanto a una ragazza con i capelli blu e mi bastò vederlo per sentire un dispiacere fievole, come l’inizio di un malumore. Finché parlai, mi fissò senza consenso, stringendosi il gomito con la sinistra e tenendo le dita della mano destra davanti alla bocca. Fu quella posa a rendermi scontento. Mi sembrò un’armatura vanitosa, di quelle che indossavo anch’io da ragazzo per sentirmi distante e fuori della norma. Perciò, trascurando il resto dell’uditorio, mi rivolsi spesso a lui, specialmente quando facevo domande o dicevo cose spiritose. Volevo che si imbarazzasse, che ridesse, che insomma si agitasse sulla sedia fino a cambiare posizione e cedermi. 

Gioca con i sogni e le visioni, con gli incubi e i miraggi, con l’amore e con la morte, questo scrittore dalle tinte forti, dalle atmosfere colme di nostalgia e di passione, di emozione e di rimpianto. Nato a Napoli, della quale possiede nello scritto l’antica e affascinante sensualità, professore di storia e letteratura, in questo romanzo dove i fantasmi si confondono con i viventi al punto da rendere, come suggerisce il titolo, labile il confine, e incerta l’essenza stessa della vita, Domenico Starnone narra di un altro sè stesso, un altro scrittore che, ad un certo punto della sua vita letteraria, viene avvicinato da un ragazzo la cui unica richiesta è un aiuto per vedere pubblicato il suo romanzo di esordiente. Lo scrittore lo evita, ne è quasi impaurito, cerca di sfuggirlo, ma, trovatosi costretto ad esaminare il manoscritto del giovane, forse più per principio che per spirito critico, lo giudica impietosamente. E da quel momento è un allucinante, incessante succedersi di scene grottesche e misteriose, divertenti e inquietanti, in cui ricompare il giovane esordiente che, ricevuto l’aiuto da un altro intellettuale, acquista in pochissimo tempo una notorietà pari a quella del protagonista, e con lui prende forma un fitto intrigo di amori e tradimenti, di irreali notti di passione, di personaggi morti da anni e tornati improvvisamente a girare per le strade e per i campi. Un libro che riesce a colpire e ad impressionare, un alternarsi di memoria e di sentimento, una lotta contro l’incedere del tempo e dell’oblio, e di una realtà fragile e folle, e una storia non priva di colore, di bellezza e di fantasia. Forse una delle più belle opere dello scrittore napoletano.

 

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