Per farla finita col giudizio di Dio

di Antonin Artaud (Stampa Alternativa)

La mia vita ha sempre avuto un’aurea oscura

Scritta e programmata per la messa in onda alla radio francese nel febbraio 1948, la sconvolgente performance di Antonin Artaud, morto poche settimane dopo in seguito ai traumi subiti durante i continui internamenti in manicomio, venne bloccata da un provvedimento di censura preventiva dal direttore Fernand Pouey. L’opera, che oltre ad Artaud coinvolgeva Maria Cesarès, Roger Blin e Paule Thévenin, consisteva in una scioccante manifestazione del teatro della crudeltà artaudiano: dalla ferocia ardente della sua critica nulla riesce a salvarsi ed a sfuggire, non il sogno americano, regno demoniaco, fabbricante di miseria e perversione, trafficante e corruttore nei confronti della natura e della vita, non il clero, con la finzione della filosofia e della morale, non la tecnologia e la medicina, e neanche Dio, primo responsabile della rovina del mondo. L’urlo della rivolta di Artaud travolge tutto ciò che incontra, e solo verso l’uomo mostra misericordia, che proprio sfidando Dio ed opponendosi al suo giudizio riesce a riconquistare la propria libertà. La performance si svolge mediante l’utilizzo di xilofoni, gong, percussioni, timpani ed emissioni vocali prodotte con la tecnica glossolalica, il blocco venne imposto per la forte componente provocatoria del testo, contestato da artisti e intellettuali tra cui Queneau, Cocteau e Clair, e resistette fino al 1999, quando Radio France trasmise finalmente la pièce, in tutta la sua inquietudine e violenza dissacrante, e in una ricerca di pensiero dai contenuti adattabili anche al nostro tempo. Il teatro della crudeltà di Artaud non si riferisce al sadismo o al dolore fisico, ma ad una violenta determinazione di scuotere la falsa realtà che, secondo l’artista, copre e limita le nostre percezioni. Nato a Marsiglia nel 1896, Antoine Marie Joseph Artaud muore a Parigi nel 1948, dove nel 1937, di ritorno dall’Irlanda, viene arrestato e internato in diverse cliniche, dove subisce cinquantun cadute in coma da elettroshock. La sua concezione fisica della spiritualità, e il suo pessimismo, lo portano ad essere considerato folle, sebbene avesse avanzato la teoria che il teatro potesse migliorare la qualità della vita ed il mondo. Le sue opere, discusse e contestate, sono anche oggi apprezzate da registi e intellettuali.

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