Le Elegie Duinesi

di Rainer Marie Rilke (Feltrinelli)

Sì, forse le primavere ti volevano.
Non poche stelle si attendevano che
tu le avvertissi. Un’onda sorgeva
nel tempo trascorso, oppure
quando passavi alla finestra aperta
un violino si dava.

René Maria Rilke, uno dei massimi lirici tedeschi moderni, nasce a Praga nel 1875. Abbandonata l’Accademia militare per dedicarsi ad un’intensa attività poetica, all’inizio del Novecento ha già pubblicato capolavori come lo Stunden-Buch, Leben in Lieben e Die Weise von Liebe un Tod des Cornets Cristoph Rilke, opera che lo renderà poeta simbolo di una generazione, ha assunto il nome tedesco di Rainer, ed ha iniziato una relazione sentimentale con Lou Andreas Salomé, amante e amica di Nietzsche e Freud. La sua vita diviene itinerante, in Russia conosce Tolstoj e il padre di Pasternak, a Parigi l’incontro con Rodin e con Cezanne ha come risultato una delle sue maggiori opere, il Malte Laurids Brigge, in cui si rivela il tema della caducità e mutabilità delle cose, e il conseguente tentativo di salvarle dalla disgregazione attraverso l’arte. Rilke inizia a scrivere le Elegie a Duino nel 1912, e dopo un periodo di smarrimento, le porta a termine in meno di tre mesi. Si tratta di dieci componimenti di ispirazione filosofica, che cercano di rispondere alle domande sull’insensatezza e incomprensibilità della vita e sulla paura della morte, ricorrenti nelle precedenti opere del poeta, toccando temi quali l’identità di vita e morte come momenti dello stesso processo del divenire, l’inesistenza di un al di là dovuta alla coesistenza dei regni materiale e spirituale tramite gli Angeli e la creatività dell’arte, che getta un ponte tra i due regni. Rilke muore nel 1926, lasciando sulla sua tomba i versi che ricordano il fiore di Orfeo, il dio che è già molto se al calice della rosa di due giorni sopravvive. Questa nuova edizione, con testo originale a fronte, tradotta e curata da Jutta Leskien e Michele Ranchetti, presenta la maggiore opera di Rilke non per interpretarla ma per capirla: la condizione esistenziale dell’uomo dinnanzi all’Angelo tremendo.

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