Memoria del vento

di Adonis (Guanda)

Oriente e Occidente
Una cosa si era distesa nel cunicolo della storia

una cosa adorna, esplosiva
che trasporta il proprio figlio di nafta avvelenato
al quale il mercante avvelenato intona una canzone
esisteva un Oriente simile a un bambino che implora,
chiede aiuto
e l’Occidente era il suo infallibile signore.

Questa mappa è mutata
l’universo è un fuoco
l’Oriente e l’Occidente sono una tomba
sola raccolta dalle sue ceneri.
(Adonis – Memoria del vento)

Ali Ahamd Said Asbar nasce in Siria nel 1930, si laurea in filosofia a Beirut, trascorre sei mesi in carcere per motivi politici, e si trasferisce in Libano. Docente all’università di Damasco, alla Sorbona e in altri atenei occidentali, ritorna definitivamente a Parigi nel 1985.

Oggi è considerato il maggior esponente della nuova poesia araba, i suoi versi, sconvolgenti, sfiorano il paradosso, provocano sensazioni forti, evocano profondi ideali sociali e politici, ritraggono luoghi dell’anima, città come Marrakech o Fez trasformate nel simbolo del sentimento, della battaglia, e della nostalgia.

Nel 1917 sceglie, come suggerito dal leader del partito socialista siriano, di firmarsi con il nome di Adonis. Memoria del vento raccoglie i versi più significativi del grande poeta, composti tra gli anni ’60 e gli anni ’80, con una poetica priva degli schemi lirici classici della poesia araba tradizionale, ma in cui si colgono i ritmi del simbolismo, del surrealismo, degli sperimentalismi occidentali, catene di parole la cui essenza tocca sempre temi esistenziali, l’esilio, la morte, la sconfitta, l’attesa, ma anche realisti, come le insidie della società contemporanea e del mondo moderno, dipinti con toni forti, aggressivi, spesso dubitativi, e sempre profetici.

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