La preghiera dell’assente

di Tahar Ben Jelloun (Edizioni Lavoro)

La condizione di assenza e di inesistenza che solamente un corpo svuotato, un essere ridotto alla sola forma, poteva conoscere, gli procurava una specie di serenità mista ad inquietudine. In realtà, non si era completamente liberato della storia, del passato e delle tracce dell’altro. Sentiva nel fondo di se stesso come un resto di presenza, un mormorio di ciò che era stato.

Poeta, scrittore, giornalista, Tahar Ben Jelloun, nato a Fés nel 1944, è lo scrittore marocchino vivente più noto, apprezzato e riconosciuto nei paesi occidentali, autore di opere intense, colme di una drammaticità talvolta cruenta, talvolta sensuale, spesso riferite ad un fatto accaduto realmente, tanto tragico da assumere le sfumature di un sogno o di un incubo, come l’orrore vissuto dai reclusi/sepolti vivi de Il libro del buio, o l’atmosfera di malinconico oblio di Mia madre, la mia bambina. O, al contrario, a volte Ben Jelloun è narratore di storie surreali al punto da prendere forma, e trasformarsi in un’avventura percepibile, posta ai limiti del possibile, tanto folle quanto malinconica, come in questo racconto inquietante, strano e apparentemente incomprensibile, dal titolo evocativo e spirituale di La preghiera dell’assente. “L’assente” è un defunto perdutosi nell’oblio, un corpo morto e mai ritrovato, e accade a volte che  in moschea, dopo la preghiera solenne del venerdì, qualcuno chieda di rivolgergli una preghiera, ed è una preghiera breve, quasi l’inizio di una storia, di un destino intricato e inatteso.

Questo accade a Yamna, la misteriosa mendicante dal passato libertino, che, dopo aver incontrato Simbad e Boby, due vagabondi che vivono nel cimitero di Féz, l’uno smarrito tra l’esistenza e l’amore irraggiungibile, l’altro convinto di poter mutarsi in un cane, responsabili di un bambino nato nel cimitero ed ignaro possessore di un’anima “assente” e reincarnata, intraprenderà insieme a loro un pellegrinaggio attraverso il Marocco, verso la tomba dello sheikh Ma’al Aynayn, eroe della resistenza.

Ma per nessuno di loro vi sara’ mai una via di uscita, per nessuno avrà una meta finale il viaggio iniziato in un paese che rappresenta il loro stesso intimo e tormentato spirito.

Un’opera eccelsa, non romanzo e non poema, non saggio e non preghiera, forse una di quelle che esprime al meglio la complicata e profonda cultura di cui l’autore ci vuole rendere parte.

Advertisements

Comments are closed.