Il viaggiatore notturno

di Maurizio Maggiani (Feltrinelli)

C’era una roccia, uno sperone altissimo che saliva dritto e acuminato dallo sfasciume disseminato lì intorno. Era spaccato in due da una fenditura che lo trapassava per tutta la sua altezza. Nell’ombra nera della fenditura era sospeso un sottile fascio di luce che dava forma a un qualcosa di grigio e d’argento. Il tagil mi ha fatto segno e io sono andato a vedere da vicino. E quando ho varcato la soglia di quella specie di tabernacolo d’ombra, ho alzato una mano verso l’argento e ho toccato una fogliolina di ulivo.

Nella prolungata attesa di una migrazione di rondini tanto rara quanto simbolica, un ricercatore, perduto tra le tende di un deserto nomade, policromo, aggressivo e pittoresco, incontra personaggi memorabili, a volte ambigui, a volte portatori di una dolcezza semplice e disarmante, o di una saggezza lieve e antica.

Accanto alla tomba di un monaco francese morto da anni, che tutti ancora chiamano “le père”, e che in quel deserto magico, essenziale e povero ha lasciato la profonda traccia del suo essere, il racconto si dipana lentamente, ora dopo ora, come fosse narrato nelle notti passate attorno al fuoco. Nell’infinito succedersi di colori e sabbia, di rocce e di tramonti, di rami d’ulivo nati tra le pietre, di promesse d’amore disegnate sulla pelle e dichiarate in silenzio negli sguardi, di brevi notti d’avventura e di lunghe notti d’illusione, nell’angolo remoto di un mondo che altrove la guerra sta dilaniando, lo scienziato racconta al suo accompagnatore Jibril le migrazioni della sua vita.

Dall’inseguimento di una giovane orsa bruna sorpresa in una foresta della Carnia, alle strade di una Bosnia guerrigliera percorse in compagnia del commerciante armeno Zingirian, all’erranza del principe polacco Péotocky, all’assedio della città di Tulsa, all’incessante vagare di una donna misteriosa, che cammina per le strade del mondo, e che forse e’ la stessa donna a cui l’orsa, un giorno, aveva leccato il sangue. Storie inanellate le une alle altre, dolori e passioni concentrici in un secolo mai veramente giunto al termine, parole che si succedono incessantemente, fino al giorno in cui, quasi inattese, le rondini annunciano finalmente il loro arrivo.

Trascinante, e magnifico, Il viaggiatore notturno di Maurizio Maggiani, uno splendido Premio Strega 2005.

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