Il caso Bang-Jensen

di Andras Nagy (Baldini Castoldi Dalai)

Nell’ottobre 1956, a Budapest, in conseguenza alla povertà, al fallimento economico e alla repressione comunista, il popolo scende in piazza.

La manifestazione degenera, il governo stalinista viene sciolto, e la rivolta si allarga nel resto del paese, coinvolgendo i militari sovietici. Operai e contadini chiedono il ritiro dei sovietici e l’uscita dal Patto di Varsavia, il governo Nagy tenta una mediazione, ma Kadar si dissocia in segreto e si appella all’aiuto sovietico.

Mentre la crisi di Suez sposta l’attenzione internazionale sul Medio Oriente, il Cremlino interviene e i carri armati sovietici annientano l’insurrezione. Condanne a morte, pene detentive, e il conseguente esodo di duecentomila ungheresi segnano la fine della lotta.

Il libro di Andras Nagy, scrittore e drammaturgo ungherese, è il risultato di dieci anni di ricerche svolte per ricostruire la storia di Povl Bang-Jensen, il diplomatico danese, rinvenuto morto forse per suicidio o forse per opera del Kgb, a cui era stato affidato l’incarico di registrare le testimonianze dei rifugiati ungheresi, mantenendone l’anonimato.

Bang-Jansen procede nell’incarico, sospinto anche dai suoi stessi ideali, e convinto che per salvare la vita ai perseguitati ungheresi sia necessario rendere noti alle Nazioni Unite i crimini sovietici. Ma, quando si rende conto che non può fidarsi dei suoi superiori, si ritrova solo, ignorato dai rappresentanti delle superpotenze mondiali, in una strada senza uscita che lo porterà al licenziamento, al processo per tradimento, e alla morte.

Probabilmente la crisi di Suez danneggia la rivolta ungherese, causando l’indecisione tra gli occidentali e la reazione sovietica, ma l’indifferenza dell’Onu, mai chiarita o giustificata, viene affrontata in questo libro parallelamente alla storia di Bang.Jensen, rivivendo i dubbi e le incertezze del diplomatico danese, e i giochi di potere avvenuti in quel palazzo che il Kgb definiva il miglior punto di osservazione sull’Occidente.

Ma, per quanto soffocata, la rivolta d’Ungheria rappresentava in realtà solo il primo avviso del crollo, inevitabile, dell’Unione Sovietica.

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